Conseguenze del Natale – Protagonisti al di là della festa

L’adorazione dei Magi non chiude i racconti del Natale. Matteo prosegue raccontando della fuga in Egitto. Luca conclude con il riferimento all’imposizione del nome e circoncisione di Gesù e poi con la purificazione di Maria al tempio dopo quaranta giorni con il riscatto di Gesù e la testimonianza di Simeone e Anna. Il Natale non si chiude dunque con l’adorazione dei Magi, ma si distende nel tempo e provoca delle conseguenze sia nella vita del Bambino che noi credenti, in noi.

Le conseguenze del Natale per il bambino nella mangiatoia
La conseguenza più evidente per il bambino ci è raccontata nell’episodio del Battesimo di Gesù al Giordano che la liturgia ci propone a conclusione del tempo di Natale.
Il battesimo, com’era compiuto da Giovanni il Battista, includeva anzitutto il riconoscimento dei peccati, ossia la confessione. A questo era collegata la disponibilità a lasciarsi alle spalle il precedente modo di vivere peccaminoso e ad avventurarsi in una vita diversa e rinnovata. Naturalmente viene da chiedersi perché Gesù abbia voluto sottoporsi a questo battesimo di conversione. Rispondendo a Giovanni, che obietta come faremmo noi, Gesù dice: “Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia [richiesta da Dio]” (Mt 3, 14-15). In queste sue parole troviamo la chiave per rispondere alla nostra domanda. Tutta la giustizia che Dio si aspetta può essere adempiuta solo se Gesù mostra solidarietà con tutti gli esseri umani, che erano diventati colpevoli, ma desideravano la giustizia. Quando Gesù si mescola con la folla anonima dei peccatori, che aspettavano sulle rive del Giordano il battesimo di Giovanni, si manifesta per lui stesso la conseguenza più elementare del Natale: in Gesù, Dio non ha voluto semplicemente farsi uomo in un senso generale, ma molto concretamente e da vicino lasciandosi toccare dal mondo del peccato e dimostrandosi solidale con gli uomini che si erano resi colpevoli. In questo modo rivela l’amore sconfinato di Dio, che non solo lo ha spinto a farsi uomo, ma lo ha anche mosso a solidarizzare con il peccatore. Con il simbolismo dell’immersione, il battesimo di Giovanni rende visibile il passaggio dalla morte alla vita e dal peccato alla grazia. Poiché Gesù entrò nel battesimo al posto dei peccatori, quest’evento prefigurò già il successivo destino di Gesù e fu annuncio della croce, sulla quale Gesù avrebbe preso su di sé la morte per i peccati dell’umanità. Il battesimo di Gesù nel Giordano fu, per così dire, l’anticipazione del suo battesimo di sangue sulla croce. Viceversa, quando Gesù fu battezzato, la voce dal cielo – “Questi è il mio Figlio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento” (Mt 3,17)- preannunciò la risurrezione. La festa del battesimo del Signore costituisce quindi il ponte verso il tempo della penitenza e il ciclo delle feste pasquali, e contiene il grandioso mistero della fede cristiana.

Conseguenze del Natale per noi cristiani
Nel Battesimo di Gesù c’è di nuovo un commercium: poiché Gesù nel suo battesimo ha preso il nostro posto e si è addossato i nostri peccati, anche noi abbiamo partecipato al suo battesimo e quindi alla sua morte e risurrezione. Questo commercium appare nel fatto che anche il battesimo cristiano è collegato a una confessione dei peccati, al simbolismo della morte e della risurrezione e alla disponibilità alla conversione. Conversione, nel battesimo, è allontanarsi dal male per volgersi al bene. Il battezzato è così invitato a convertirsi, a volgersi, verso il Signore, il sole vero della vita. Questa è la conseguenza per noi credenti: volgerci in tuto a Cristo e lasciare che Lui orienti la nostra vita.

Infine, il Natale ha onseguenze per tutti coloro che si avvicinano al bambino nella mangiatoia e incontrano in lui il Dio vivente. Occorre che ci lasciamo toccare dagli eventi del Natale perché accada ancora oggi e per noi il miracolo del Natale. Leone Magno ci incoraggia a riscoprire la grandezza che ci è stata donata a Natale e che deve essere meditata nella nostra vita: “Riconosci, o cristiano, la tua dignità, e, reso consorte della natura divina, non voler tornare con una vita indegna all’antica bassezza”.
Il miracolo del Natale, che anche oggi si può ripetere, consiste semplicemente nel fatto che arriviamo a credere che, nel bambino nella mangiatoia di Betlemme, Dio stende le sue braccia verso di noi e ci invita ad accoglierlo tra le nostre braccia.
Il Natale vuole trasformarci e diffondere la sua luce nella nostra vita quotidiana, affinché nell’evento del Natale diventiamo noi stessi protagonisti credibili.


Nell’evento del Natale diventa sperimentabile che siamo dinanzi non a un “cosa” ma a un “chi”, cioè a persone concrete: la fede cristiana è una relazione viva con quel Dio che a Natale mostra il suo volto di uomo. Il cardinal Koch ci guida ad accostare il Natale assumendo la prospettiva dei suoi attori principali. Ci sollecita così a non essere spettatori e nemmeno semplici comparse, ma a vivere in prima persona l’evento narrato, nella sua attualità, e a passare così all’azione.

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