Tu sei il mio Figlio, l’Amato in cui mi riconosco

Accostando la scena del Battesimo di Gesù, possiamo anzitutto considerare cosa questo abbia voluto dire per lui. Perché Gesù, il Signore, sceglie di ricevere un battesimo per la remissione dei peccati e la conversione, come era quello di Giovanni? Certamente non lo riceve perché avesse bisogno di conversione o avesse avuto dei peccati da essere perdonati. Non lo riceve nemmeno “per finta”, per far vedere di essere come gli altri. Il Figlio di Dio incarnato, con la scelta di essere tra i peccatori, dice tutta la sua solidarietà con noi, dice la sua decisione di venire tra noi come Salvatore: è ciò che già era detto alla nascita, accolto dai poveri e dagli ultimi, e sarà così al compimento della sua missione, crocifisso tra due malfattori offrendo a tutti salvezza.

Questo è forse il tratto più decisivo del nostro Dio che oggi ci è annunciato: un Dio che scende veramente tra noi, che viene a cercarci lì dove ci siamo “nascosti”, che colma la distanza che noi abbiamo messo tra noi e Lui scegliendo di dubitare di Lui, di fare di testa nostra, di scegliere ciò che è male, di vivere da “figli del serpente”.

Nella scena che Luca ci presenta, troviamo però Gesù dopo il Battesimo, e lo troviamo in preghiera – che è un altro tratto decisivo di Gesù nel Vangelo di Luca, molto spesso di Gesù è detto che si ritirava a pregare – ed è proprio nella preghiera che scende e dimora in Lui lo Spirito Santo e si ode la voce che ne dichiara l’identità di Figlio di Dio nel quale il Padre si riconosce, e dunque Figlio di Dio che rende visibile tra noi il vero volto di Dio.

Riprendiamo anzitutto il tema della preghiera: essa è lo spazio in cui si fa posto a Dio, in cui lo si ascolta e si lascia che la Sua Parola plasmi e modelli la nostra esistenza. La preghiera è lo spazio in cui lasciamo posto a Dio, lasciamo che Lui faccia risplendere in noi il suo Volto e la nostra volontà si sintonizzi sulla sua. E’ così, nella preghiera, che lo Spirito prende dimora in noi e trasforma la nostra umanità donandoci di vivere la vita di Dio, di partecipare alla sua vita ed al suo amore. Se nel Battesimo ci è donata la vita divina, se siamo ospitati in Dio attraverso il Figlio Gesù che si è fatto uomo come noi, questa vita è alimentata e sostenuta nella e dalla preghiera. Preghiera intesa come relazione personale, e comunitaria, con Dio, luogo in cui lasciamo che Lui ci parli e lo Spirito plasmi in noi e tenga viva in noi l’immagine di Gesù, il Figlio amato. La preghiera è il luogo dove ci è ricordato il nostro nome, essere figli nel Figlio, e dove troviamo nutrimento così da poter vivere a partire dal nostro nome. Per Gesù, come per noi, la preghiera è il luogo dove sgorga e dove si rilegge e ritrova vigore, la vita quotidiana, vita che è chiamata ad esprimere l’amore di Dio pe noi, ad esprimere la nostra identità nuova che ci è data dal Battesimo e che è custodita nella preghiera.

Celebrare la festa del Battesimo di Gesù è allora:

  • metterci di fronte con stupore e responsabilità alla scelta del nostro Dio di essere con noi e tra noi per mostrarci come anche noi possiamo vivere se scegliamo di vivere della sua vita, immersi in Lui. Scegliere un Dio così è fare della fraternità, della condivisione, e della solidarietà il nostro stile. Tutti elementi, questi, da non vivere con paternalismo o superiorità: solidarietà e condivisione non è “ti do qualcosa per aiutarti”, ma, partendo da qui, diventa: cammino insieme con te e sono disposto a cambiare io perché tutti possiamo avere una vita degna e all’altezza del nome che portiamo, di fratelli e figli di Dio. Solidarietà qui significa essere lì dove sei tu, offrimi per camminare accanto sul serio perché possiamo rendere nuovo il mondo attraverso questa fraternità che porta vera pace e giustizia.
  • mettere al centro il fatto che il battesimo ha a che fare con la fede in Gesù, non solo con il modo normale di festeggiare la nascita di un bambino. Ricordare il Battesimo è custodire la vita divina, il nome di figli che ci è stato dato. Un nome e una vita che trasformano il quotidiano se dimoriamo in una relazione vera, personale e comunitaria, con Gesù, il Figlio di Dio che ci ha messi in grado di vivere da figli e fratelli. Questa relazione è una vita che ha alla sua radice e come sua sintesi, la preghiera e la celebrazione della fede nei sacramenti.

Questa festa, aprendoci allo stupore per un Dio che si offre a noi per donarci la sua stessa vita, ci richiama alla responsabilità gioiosa di vivere la vita divina che abbiamo ricevuto in dono. Ci invita a rimanere anche noi “in preghiera”, cioè a custodire la relazione con il nostro Dio, perché possiamo accogliere e far risplendere nel quotidiano il nome che è scritto nel cuore di ogni uomo: figlia e figlio amato di Dio e perciò fratello.

9 gennaio 2022

Festa del Battesimo del Signore

Dal Vangelo di Luca
(3, 15-16. 21-221, 26-38a)

In quel tempo. Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

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