Diventare stelle viventi – L’esperienza dei Magi

In questa settimana che ha al suo centro la festa della Epifania del Signore, ci soffermiamo sul percorso “spirituale” che i Magi hanno visuuto e propongono a tutti noi.
Nelle loro parole, essi, per prima cosa, affermano che “hanno visto la SUA stella”. Hanno visto sorgere la stella del re di Giuda e si sono messi in cammino verso questo re che avrebbe portato pace. Non seguono la propria stella. Piuttosto, ciò che li fece muovere fu la stella di un altro, la stella del neonato re dei Giudei. Nei Magi troviamo perciò delle persone che sono alla ricerca di Dio, lo trovano e lì, nel bambino di Betlemme, trovano la verità della loro vita. Erano uomini di scienza, ma per arrivare fino a Betlemme, tuttavia, non si fecero guidare solo dalla scienza, ma anche dalla parola della Sacra Scrittura. I Magi venuti dall’Oriente ci mostrano quindi che cosa costituisce la vocazione fondamentale della vita cristiana: seguire la stella della Parola di Dio. Essi sono un ottimo esempio del fatto che ragione e fede, scienza e verità della fede non sono ostili l’una all’altra, ma anche oggi sono dipendenti e collegate tra loro.


In secondo luogo, si dice che i Magi dell’Oriente sono “venuti”. I Magi sono venuti perché avevano visto sorgere la stella del re dei Giudei. Essi ovviamente sapevano e con il loro comportamento hanno testimoniato che la nasctita del re è l’atto indeducibile di Dio stesso, ma che ora spetta a loro giungere alla scena dell’evento divino. Devono essere loro a prendere l’iniziativa e mettersi in viaggio. Questa è la seconda lezione di fede che essi hanno in serbo per noi: solo chi parte vedrà la stella di Betlemme e farà l’esperienza dell’illuminazione divina. Chi resta fermo in se stesso, chiuso tra le sue “quattro mura”, non potrà vedere la stella ed essere illuminato.


In terzo luogo, la venuta dei Magi dopo aver visto la stella ha un obiettivo molto più concreto: essi “adorarono” il neonato re dei Giudei prostrandosi dinanzi a lui e offrendo i loro doni. Con le loro offerte, ci rivelano il mistero del destinatario, ci dicono chi sia quel bambino. I Magi, riconoscendo il bambino come re, hanno trovato in lui il senso e la verità della loro vita. Hanno imparato, e insegnano anche a noi oggi, come porre correttamente la domanda sulla verità: in definitiva, non si tratta di che cosa sia la verità, bensì di chi è la verità. Infatti la verità cristiana non è un’idea o una dottrina, bensì una persona, Gesù Cristo. La fede cristiana vive del fatto che non solo esiste un senso oggettivo della vita e una verità comprensibile sul mondo, ma che questo senso oggettivo del mondo conosce in maniera personale ogni singolo essere umano e lo ama. I Magi a Betlemme l’hanno capito: “I saggi dell’Oriente cercavano di conoscere le stelle e trovarono in Cristo il sole divino”.

In quarto luogo, l’omaggio e l’offerta dei doni trovano la loro espressione più chiara nell‘adorazione del bambino nella mangiatoia da parte dei Magi. Tutta la storia del Natale nel Vangelo di Matteo culmina con l’adorazione dei Magi. Allo stesso modo, l’intero Vangelo di Matteo, termina con l’adorazione del Risorto da parte dei discepoli. Il Vangelo di Matteo appare così come un cerchio di adorazione. Pertanto, risplende qui il mistero più bello della chiesa cristiana. Cos’altro potrebbe essere la chiesa nel più profondo se non la comunione di coloro che credono nella venuta di Dio come bambino nel nostro mondo e lo adorano? L’adorazione di Dio è il caso serio della fede e la linfa vitale della vita cristiana. Infatti, l’adorazione rende onore al Dio vivente e, allo stesso tempo, conduce l’uomo alla sua vera grandezza e libertà, come era solito dire san Giovanni XXIII: “L’uomo non è mai così grande come quando si inginocchia.

L’adorazione del bambino nella mangiatoia non può rimanere senza conseguenze. Chi si inginocchia davanti a lui e lo adora, viene guidato su rotte diverse. Chi ha seguito la stella che si è fermata sopra la mangiatoia di Betlemme e lì ha scoperto la verità e il senso della sua vita, non può più seguire la propria strada: se ne va per una strada diversa da quella che aveva seguito all’andata. Soprattutto non può più tornare da Erode e lavorare insieme alle forze del male. Piuttosto si lascia condurre sulla via del Dio fattosi bambino, la via della verità e dell’amore, che da sola può trasformare il mondo.
Questa è la quinta lezione che i Magi ci offrono: l’incontro con la verità della vita è autentico e vero solo se muove alla conversione e porta alla sequela di Gesù Cristo. Solo seguendo lui sorge per noi la verità della nostra vita e anche la necessità della nostra conversione.

Insieme ai Magi venuti da Oriente, tutti gli esseri umani giungono davanti a Dio ed entrano nella storia santa del Natale: Betlemme riguarda letteralmente tutto il mondo. Gesù è il salvatore di tutti. I Magi sono diventati stelle viventi per noi perché si sono lasciati guidare e illuminare dalla stella di Gesù. Nella vita del cristiano l’epifania fondamentale avviene nel suo battesimo. Infatti, nel battesimo la luce di Dio risplende nella vita del cristiano. Questo legame ci fa capire che il battesimo cristiano è un sacramento natalizio e che il Natale vuole avere delle conseguenze nella nostra vita quotidiana, al di là della festa.

Nell’evento del Natale diventa sperimentabile che siamo dinanzi non a un “cosa” ma a un “chi”, cioè a persone concrete: la fede cristiana è una relazione viva con quel Dio che a Natale mostra il suo volto di uomo. Il cardinal Koch ci guida ad accostare il Natale assumendo la prospettiva dei suoi attori principali. Ci sollecita così a non essere spettatori e nemmeno semplici comparse, ma a vivere in prima persona l’evento narrato, nella sua attualità, e a passare così all’azione.

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