Preparare il Natale: che ogni cosa favorisca l’incontro con Gesù!

In questa domenica che ci propone la testimonianza di Giovanni che indica Gesù come il Messia, Dio che abita tra noi e dona a chi lo accoglie il potere di vivere da figli di Dio, troviamo anzitutto una disputa sulla “purificazione rituale”. Una disputa che, con parole nostre, potremmo dire vertere sulle buone pratiche religiose. Pratiche religiose che possiamo anche intendere in senso lato: quei riti che costituiscono il cardine di una festa, di una celebrazione, come ad esempio il Natale.
Potremmo rendere ancora più concreto l’oggetto della disputa attraverso delle domande: che senso hanno la novena, la buona pratica di confessarsi per le feste principali, la benedizione natalizia “della casa” (o della famiglia come si dice adesso)? A questa lista potremmo però aggiungere anche altri “riti”: perché fare i regali, il pranzo, radunarsi come famiglia…? Quale la loro “utilità”? Come contribuiscono a dare un tono più vero e più bello al quotidiano (perché la festa ha senso solo se rilancia il quotidiano)?
Portando a Giovanni la loro disputa, il discepolo di quest’ultimo il il “giudeo” ci fanno comprendere che avevano messo in concorrenza tra loro Giovanni e Gesù, il battesimo di Giovanni e quello che Gesù (o meglio i suoi discepoli come chiarirà più avanti l’evangelista) amministrava.
Nelle parole del discepolo di Giovanni riusciamo a vedere la sua contrarietà, forse anche disappunto e gelosia perché Gesù stava “rubando” i fedeli a Giovanni Battista. Le sue parole, riespresse in modo più diretto potrebbe suonare così: Ecco adesso vanno tutti da lui e non vengono più da te! C’è l’amarezza di chi vede disertata qualcosa che lui ritiene importante, che ha segnato la sua vita. Si ribella a questo, e questa ribellione esce come parola amara e delusa, carica forse anche di un po’ di rabbia verso quel rabbì, Gesù, che ora “portava via” i fedeli a Giovanni che gli aveva reso testimonianza.

La risposta di Giovanni, più che “rimproverare” il discepolo, aiuta lui e tutti noi a comprendere il senso di ciò che accade. Proviamo così a seguire le parole del Battista.
Ribadisce quello che già aveva detto: io sono venuto a preparare la via al Messia, a preparare i cuori ad accoglierlo e, ora che è giunto e si è rivelato, gioisco perché quello che desideravo sta accadendo. Giovanni non è preoccupato perché ora la gente va da Gesù e non rimane con lui, anzi! Dice con chiarezza che Gesù non gli sta rubando nulla, ma vive la sua missione di rivelarsi come Messia e annunciare a tutti il volto del Padre.
Affermando che Gesù è lo Sposo, ne afferma la divinità: in tutta la Scrittura è Dio che sempre viene indicato come sposo! Il Battista si autocomprende come “l’amico dello sposo” che ha il compito di preparare e portare la sposa al suo sposo. Qui sta la sua gioia e il suo desiderio di diminuire: ora la sposa è con il suo sposo, l’amico ha portato a termine il suo compito ed ora lascia la “scena” a loro, come è giusto che sia. In questo modo egli interpreta la compresenza dei due battesimi: il suo e quello di Gesù. I due battesimi non sono in concorrenza e nemmeno uno soppianterà l’altro nel percorso di fede, anche se poi oggi il battesimo che si riceve è uno solo.
Il battesimo di Giovanni, e ogni rito, ha un solo scopo: condurre gli uomini e le donne a Dio. Ogni pratica religiosa, ogni devozione, ogni rituale religioso, se vuole adempiere a ciò per cui è creato, deve condurre a Gesù, deve aiutare il credente a riconoscere il suo desiderio di salvezza e portarlo a incontrare Gesù. E’ questo il criterio che il Battista offre a noi per interpretare e vivere ogni pratica religiosa: questa preghiera che sto facendo, mi porta a Gesù, mi fa incontrare Lui, mi fa accogliere e vivere il suo amore? Se la “pratica” è invece fine a sé stessa, se ha come scopo semplicemente l’aver adempiuto ad un dovere finisce per essere perversione della preghiera: non davanti a Dio, non via all’incontro con Lui, ma preghiera allo specchio, qualcosa davanti a me che non produce frutti buoni, che finisce per allontanare da Dio.
Chi invece, nelle diverse forme di preghiera e pratica religiosa, si lascia condurre e va a Gesù, riceve il “battesimo” di Gesù, ossia il dono dello Spirito che permette di vivere da figli di Dio, che, mettendo in noi lo stesso amore di Gesù, ci apre alla vera libertà e alla vera gioia. La preghiera e le pratiche di preghiera che ci conducono all’incontro con Gesù adempiono alla loro natura e compiono la loro missione: far sì che noi “rinasciamo dall’alto”, che siamo trasformati da questo incontro e diventiamo a nostra volta testimoni della vita nuova che nasce dal sentirsi amati da Dio e dall’amare come Lui.

Troviamo così nelle parole di Giovanni un forte e appassionato invito a prepararci al Natale lasciandoci condurre a Gesù, lasciando che tutte le “pratiche” e tradizioni del Natale possano portare a compimento la loro missione: aiutarci ad incontrare Gesù, ad andare da Lui per ascoltare Lui, per lasciare che Lui prenda dimora nel nostro cuore. Andando a Lui, convertendoci a Lui, chiediamo poi di poter accogliere l’unico dono che Lui porta e che ci è necessario: il potere di diventare e vivere da figli di Dio, di vivere la pace che nasce dal dare il primato, la gloria, a Dio.

Avvicinandoci al Natale, e concludendo i nostri preparativi (presepe, albero, doni….) domandiamo che siano tutti “strumenti” e occasioni per andare a Gesù, per fare di Lui la luce che sta al centro della festa e per questo poi si irradia dando nuova vita alla ferialità che sarà nuova perché vissuta in Lui e con Lui.

12 dicembre 2021

Quinta domenica di Avvento

Il Precursore

Dal Vangelo di Giovanni
(3, 23-32a)

In quel tempo. Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione. Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire». Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito.

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