Udire una Parola incontrata

Proseguiamo la lettura del capitolo quarto di Marco ascoltando la spiegazione della parabole del seminatore e dei terreni che Gesù dà ai suoi discepoli (Mc 4, 13-24).

Gesù si sofferma anzitutto sulla generosità del seminatore e sulla sua fiducia incrollabile nella forze del seme di germogliare e nella capacità di ciascuno di diventare terreno buono e portare molto frutto. Il nostro Dio non fa calcoli, ma getta ovunque la Sua Parola. Non seleziona i terreni, ma dice a tutti la sua disponibilità ad amare e a lasciarsi incontrare da chiunque. Se il seminatore affida ad ogni tipo di terreno il suo seme, ciò che fa la differenza è il terreno.

A tutti è offerta la possibilità di vivere da figli amati. Sono l’ascolto e l’accoglienza della Parola di Dio che ci generano e ci fanno vivere da figli di Dio. Le parole di Gesù ci aiutano ad identificare gli ostacoli all’ascolto e alla accoglienza di questa Parola:

  • “La strada”: E’ il rischio di rimanere impermeabili alla Parola. Il “Satana” ci toglie la fiducia in Dio e nell’efficacia del suo Amore nella nostra vita. La fiducia in Dio ci può essere tolta da un eccessivo razionalisno, dall’impazienza che non ci fa rimanere con il Signore, dalle nostre paure o dal nostro sentirci inadeguati.
  • “Il terreno sassoso”: E’ il rischio di una accoglienza entusiasta della Parola, ma che poi, scontrandosi con la vita reale, non resiste. Si deiventa così incostanti e finiamo con il pensare che sarebbe bello vivere il Vangelo, ma non è possibile, è qualcosa di troppo lontano dalla nostra esperienza.
  • “Quelli tra i rovi”: è lo spazio in cui dominano le preoccupazioni. E’ il rischio di lasciarsi prendere dai vari “idoli” di questo mondo, quali ricchezza e potere che, alla fine, soffocano il desiderio di seguire il Vangelo.

Riconoscere in noi queste fatiche non è per frustrare il nostro amore per il Signore e desiderio di sequela. Dare un nome alle resistenza all’accoglienza della Parola di Dio non toglie però quello sguardo di speranza che ci motiva a non lasciar perdere. La possibilità di dare frutto ci è di nuovo e sempre confermata. L’eccedenza del Suo Amore è ciò che garantisce la certezza di poter vivere da figli di Dio nonostante le nostre fatiche ad udire e fare nostra la sua Parola di Vita. Perché possiamo portare frutto siamo invitati:

ad ascoltare
La Parola non ci consegna dottrine da imparare e regole da seguire, ma ci inserisce nel dinamismo creativo di una relazione di amore. Ci consegna una potenzialità che ci permetterà di viverea nostro modo l’amore di Dio riversato in noi. L’ascolto della Parola ci fa entrare in empatia con Dio abbracciando la sua volontà e la nostra identità. Ascoltare è sì con le orecchie, ma soprattutto con il cuore.
ad accogliere
Accogliere la Parola è farle spazio in noi, entrare in una vera relazione personale che ci permette di accogliere ciò che l’altro porta con sè e i cambiamenti che suscita in noi vincendo le nostre naturali paure ad aprirci, a lasciarci cambiare.

Questo ascolto accogliente apre alla fecondità chiedendo il coraggio di fidarsi e lascarsi condurre perché l’ospite con la sua presenza faccia germogliare nel nostro quotidiano la Sua vita.

Soffermiamoci questa settimana sulla generosità del Seminatore che ci offre sempre la Sua Parola perché possiamo avere in noi la sua vita. Riconoscendo in noi le fatiche che impediscono un vero asclto accogliente e trasformante, rinnoviamo il nostro deisderio di essere terra buona perché in noi germogli il Suo Regno e noi possiamo esserne lieti testimoni.

Siamo invitati ad essere Chiesa in uscita.
Perché possiamo uscire ad annunciare
Gesù, Vangelo di salvezza, sostiamo su quelle “parole” essenziali da cui il Vangelo sgorga come sorgente di acqua viva.

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