La carne di Gesù, cibo che sostiene la vita di Dio in noi

26 settembre 2021

IV domenica dopo il martirio di S. Giovanni Battista

Dal Vangelo di Giovanni (6,41-51)

Allora i Giudei si misero a mormorare contro di lui perché aveva detto: “Io sono il pane disceso dal cielo”. 42E dicevano: “Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?”.
43Gesù rispose loro: “Non mormorate tra voi. 44Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 47In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
48Io sono il pane della vita. 49I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; 50questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. 51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.

Gesù aveva detto a Nicodemo che solo il Figlio, che è disceso dal Cielo, ha visto il Padre e può così rivelarlo a tutti.
Come dunque il Figlio, che ha abitato tra noi in Gesù di Nazareth ci mostra il Padre?
Riprendendo l’immagine della manna nel deserto che aveva nutrito gli israeliti nel deserto ed era il segno della cura provvidente di Dio per il suo popolo, Gesù si presenta come il vero Pane. Un pane che nutre per la vita eterna, che dona una vita che sa resistere come una casa solidamente fondata sulla roccia.
E questo pane non sono le sue idee, i suoi consigli o dei nuovi precetti, ma la sua “carne”. Il termine “carne” fa qui riferimento alla condizione mortale assunta dal Figlio, è un rimanda alla incarnazione, in sintonia con quanto detto nel prologo dove Giovanni dice che il Verbo si fece carne.
Così il pane quotidiano che sostiene la vita dell’uomo, la manna, è l’umanità vissuta dal Figlio incarnato.
La vita spezzata e donata per amore da Gesù viene offerta a noi nell’Eucaristia, nel gesto rituale di spezzare il pane in memoria di Lui. In quel pane spezzato i nostri occhi possono vedere proprio quella umanità che si è fatta dono totale a tutti, che ci è espressa nella sua più piena consapevolezza nel lavare i piedi ai discepoli e chiedendo di amare allo stesso modo.
Gesù, Figlio disceso dal Cielo, ci rivela il Padre come colui che ci dona il Suo Figlio perché possiamo avere in noi la Vita divina, la Vita che vince il male, ogni male.
Essere figli di questo Padre è allora donarci l’un l’altro vivendo dello stesso amore. Donazione che è possibile solo nutrendoci “quotidianamente” della carne di Gesù.
Da questa rilettura che ci suona forse teorica e un po’ contorta, oltre che molto di superficie, emergono però alcuni spunti che sono decisivi per noi discepoli:

  • se è l’umanità di Gesù il pane che nutre e dunque trasforma e sostiene la mia vita, accostando i Vangeli siamo invitati non a cercare norme, ma a scoprire ed accogliere lo stile di Gesù, il suo modo di essere uomo. Potremmo così domandarci: in questo episodio, da queste sue parole, cosa traspare dell’umanità di Gesù? Come i tratti della sua umanità mi interpellano?
  • presentandosi come pane “quotidiano”, Gesù ci ricorda che il vivere da figli di Dio chiede un nutrimento costante. La fede, il desiderio di amare come siamo amati da Dio può toccare la vita solo se costantemente alimentata. Come dunque nutriamo la nostra fede?

In questa domenica sostiamo e fissiamo lo sguardo sul pane spezzato che ci rende visibile l’umanità di Gesù. Il gustare la sua umanità, la sua tenerezza e cura amorevole per noi ci aiuti ad andare e fare lo stesso mostrando la bellezza e la consolazione che nascono dal vivere de figli di Dio, figli del Padre di Gesù che ci ama così tanto da donarsi tutto per noi.

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