L’orgoglio, fonte di tutti i mali/1

I Padri della Chiesa dicono che è la fonte primaria e la causa delle malattie più gravi; può distruggere e rovinare tutto ciò che è buono in un’anima. L’orgoglio è la radice e la fonte di tutte le malattie spirituali e può mettere a soqquadro tutte le virtù, compresa l’umiltà. Questa passione è una fonte di sofferenza. Infatti l’orgoglioso soffre per il divario fra ciò che crede o vuole essere e ciò che sente di essere realmente. Può soffrire nel vedere minacciata o smentita l’immagine vantaggiosa che egli ha o vuole dare di se stesso, o la superiorità che egli afferma rispetto agli altri. Si mostra anche perpetuamente insoddisfatto e non è mai nella pace interiore.; e può credersi costantemente perseguitato dagli altri. In ciò, l’orgoglio è una fonte frequente di conflitti e impedisce di riconoscere i propri torti e di chiedere perdono. L’orgoglio porta a non vedere i propri peccati e le proprie inclinazioni pervertite, a dimenticarle, a conservarle, e dunque ad essere separati da Dio.

L’onnipotenza del nostro orgoglio
Nel più profondo di noi stessi si nasconde quell’onnipotenza che consiste nel voler lasciare la condizione umana per tentare di accedere a ciò che non siamo, nel crederci Dio o nel fare a meno di Dio. E’ un comportamento frequente, non facile da riconoscere; difatti, sovente, è in vista del bene che ci radichiamo nell’onnipotenza. Fra le manifestazioni dell’onnipotenza, possiamo citare la seguente: non accettare errori, debolezze o peccati – in un certo senso non accettare la fragilità dell’essere umano. Dunque si tratta di voler diventare perfetti, issandosi sempre verso l’alto senza lasciare posto alla fragilità e ai bisogni.
Nella nostra relazione con Dio, le due tendenze principali dell’onnipotenza – fare a meno di Dio o credersi Dio – deportano l’essere umano dal suo giusto posto. Fare a meno di Dio consiste nel non volere altra legge o direzione di vita se non quella che ci creiamo da soli.

Aprire gli occhi su alcuni punti di orgoglio
L’orgoglio e le sue componenti si nascondono al nostro sguardo. C’è in noi un punto cieco che riguarda la forma particolare di orgoglio che viviamo, che talvolta subiamo e troppo spesso alimentiamo. Questa lista di “punti di orgoglio” vorrebbe essere una rivelazione o una presa di coscienza di meccanismi profondi che ci avvolgono. Non sono dei punti di morale, ma piuttosto dei sintomi di questa malattia. Lo studio di questi punti di orgoglio non deve prostrarci, ma farci reagire come una sorta di azione liberatoria.
Innanzitutto in noi possono dissimularsi il potere e il dominio, con il bisogno di controllare, di sapere, non lasciarsi sfuggire niente, mettersi in vista e andare al di là delle leggi fatte per il bene comune.
Poi viene la seduzione, con il bisogno di voler sviare qualcuno dal suo cammino per orientarlo verso se stessi. Il demonio è chiamato “seduttore” poiché il suo unico obiettivo è sviare la lode rivolta a Dio per condurla a sé, i che è un altro modo per definire la vanagloria: attribuirsi qualità o doni, dimenticando la loro origine. Questo si chiama anche “vanità”, cioé credersi forti, puri, legittimi in tutte le cose. E’ anche la caratteristica di una forma di orgoglio morale che consiste nel credersi inattaccabili, chiusi nelle proprie certezze, o addirittura nella propria ideologia. Da ciò deriva la volontà di salvarci con i nostri mezzi: veglie, digiuni…; una maniera che non sposa né collabora con il lavoro della grazia in noi. In queste deviazioni non c’è nessuno spazio per il dubbio, per la rimessa in questione e per il silenzio profondo, per ascoltare e lasciarsi istruire dalla grazia. In questo rifiuto di considerare la morte, di guardarla e di organizzare tutto come se fossimo immortali, si nasconde anche la nostra volontà di onnipotenza.
L’orgoglio si manifesta sovente nella rabbia di essere dalla parte della ragione. Infatti le giustificazioni son un altro modo per manifestare il nostro orgoglio. Quante volte, allorché siamo ripresi per uno sbaglio, il nostro primo riflesso, quasi automatico, è la giustificazione: «Non ho visto, non è colpa mia, non sono io, è lui!».
Quanto alla disperazione, è insieme la conseguenza e la guarigione dell’orgoglio. Siamo dunque in cammino, stiamo guarendo. Questo supera le nostre forze, ma possiamo ascoltare, fermarci, ascoltare la Parola di Dio e i segni dello Spirito Santo. [continua]

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