Il sole sorge anche sui nemici

«43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; 44 ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, 45 perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.».

Matteo 5, 43-48

Aiutare gli amici e danneggiare i nemici”: questo caratterizza il pensiero corrente dei Greci e dell’Antichità in generale. Le cose sono diverse in Israele. Il comandamento di amare il prossimo si trova già in Levitico 19,18: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. “Prossimo” in questo caso significa anzitutto coloro che appartengono al popolo dell’alleanza, poi anche i forestieri che abitano la regione. Quando l’ebraismo si è diviso in gruppi diversi, non di rado, assieme al prossimo, anche il comandamento dell’amore è stato ristretto al proprio gruppo. Alcuni testi ritrovati a Qumran parlano esplicitamente di odio verso i nemici , probabilmente, è a questi testi che Gesù fa riferimento in Mt 5,43.

Reciprocità
La nostra vita privata e sociale si fonda in gran parte sulla reciprocità, che non va disprezzata. Non è però un atteggiamento particolarmente cristiano. Chi col suo amore guarda solamente all’amore ricambiato e col saluto si limita alla sua cerchia di amici, si comporta come la media delle persone. Questo ha poco da spartire con Gesù. La domanda è: che rapporto abbiamo con coloro che non ci fanno del bene, che ci vogliono male, anche se da noi hanno ricevuto del bene? Come agiamo quando la reciprocità è finita? Amare il prossimo e odiare il nemico sono stati compresi come volontà di Dio. Non raramente questo è il nostro modo di pensare e di sentire.

«Ma io vi dico…»
Amore e nemici, fare del bene e odiare, benedire e maledire, pregare e offendere sono opposti. La parola di Gesù è una richiesta contrastante. Il contrasto sta nel fatto che Gesù non toglie nulla alla crudeltà dei nemici e invita ad amarli. Gesù esige l’amore del nemico senza devoti secondi fini, senza alcun calcolo per conquistare il nemico e farselo amico. L’intenzione di questo amare il nemico può entrare in gioco nel popolo di Dio solo quando la chiesa si mette al servizio dell’amore e non l’amore al sevizio della chiesa. L’amore dei nemici è la «legge fondamentale» della fed, una componente della originalità cristiana. NOn è un’esigenza tra le altre, ma il centro e l’apice degli insegnamenti di Gesù. Essa porta alla perfezione (Mt 5,48), non intesa come uno stato particolare ma come un compito che mette in movimento tutti i cristiani.

Come figli e figlie del Padre
Qual è la ragione per cui il nemico va amato? Dio stesso agisce così! La perfezione di Dio sta nel fatto che egli fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni (v.45). I malvagi e gli ingiusti non prescrivono a Dio come comportarsi. La sua azione non è determinata dal principio della reciprocità. Ciò che deve determinare il comportamento non è l’azione del nemico, ma il modo di agire di Dio. Matteo cita in modo incompleto il comandamento dell’amore per il prossimo, omettendo «come te stesso». Il criterio del mio agire non diventa l’amore che io ho per me stesso, ma l’amore che Dio ha per me e per il prossimo, anche per il mio nemico. Il nemico non è trattato secondo il principio della reciprocità: ama il tuo nemico perché egli è amato da Dio come te! L’amore del nemico non può rendere ciechi dinanzi alla minaccia e al pericolo. Il male non è ingenuamente minimizzato o approvato, è espressamente chiamato per nome. L’ingiustizia resta ingiustizia. Ma Dio non si accontenta di questo: il confine tra bene e male ha il suo limite. Arrivando con lui fino a questo punto, noi dimostriamo di essere suoi figli e figlie.
«Amate i vostri nemici» – non è un appello a un po’ di umanità in più. In Gesù è la conseguenza del Regno di Dio che si realizza. E’ la conseguenza dell’amore con cui Dio ama il mondo, della sua volontà di trasformare il mondo. Soprattutto con il suo comportamento durante la sua passione, ha fatto vedere che non solo ha proclamato l’amore per i nemici, ma lo ha anche vissuto.

Il nemico che è in me
Il comandamento dell’amore dei nemici ha il suo fondamento nella fede in Dio. Chi crede nel Dio dell’amore del prossimo e del nemico, si lascerà amare in modo da poter amare. Egli impara ad accettare come parte di sé ciò che gli è estraneo. Incontrerà anche il nemico in se stesso. Ricco della misericordia che Dio gli dona per mezzo di Gesù Cristo e delle persone ricolme del suo Spirito, incontrerà ora, pieno della stessa misericordia, lo straniero e il nemico che è dentro di lui e accanto a lui. Diventa capace e disposto ad amare i nemici, non ha più bisogno di condannare l’altro; non lo vedrà più come un nemico malvagio, ma come prossimo sul quale Dio fa sorgere il suo sole di giustizia.

Amore per il nemico: un’utopia?
L’amore del nemico è in netto contrasto con il comportamento umano corrente. Gesù non lo annuncia perché è plausibile (non lo è affatto!), ma perché con lui arriva il Regno di Dio. L’evangelista è convinto che il Cristo crocifisso e risorto è presso la sua comunità tutti i giorni fino alla fine del mondo. La uestione quindi è sapere se la fede nel Regno di Dio, che è iniziato in lui, è tale che l’uomo può diventare libero di amare i suoi nemici. L’amore del nemico è la conseguenza di una fede cristiana radicale, una fede che sa che Dio fa sorgere il suo sole su tutti

In queste settimane di Quaresima, ci guidano le riflessioni di Franz Kamphaus, vescovo emerito della diocesi tedesca di Limburg, che ha dedicato con entusiasmo tutta la propria vita al discorso della montagna prendendoselo a cuore, senza mai addomesticarlo.
In queste pagine egliconcentra le riflessioni di una vita per riproporci quella che possiamo chiamare la “magna charta” dell’esperienza e della vita cristiana.
Ogni settimana ci lasceremo provocare da un passaggio di questo Discorso che ci accompagnerà fino alla Pasqua offrendoci, ancora una volta, la bellezza e la provocazione di vivere la beatitudine di chi ha scelto di avere in Gesù il suo Maestro e Signore.

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