L’umiltà, via privilegiata di guarigione e Vita/2

L’umiltà: Dio in noi
Il nostro Dio dona la grazia dell’umiltà a colui che si umilia, poiché quanto vi è di più grande nell’uomo è l’immagine di Dio, non il peccato, è la vita e non la morte. Non si diventa umili con la semplice decisione di cambiare vita, e neanche con una dura ascesi. L’umiltà non è un modo di comportarsi. La sua dimensione è antropologica: siamo creati a immagine di Dio. Cristo non ci ha insegnato l’umiltà con una morale; Cristo è il principio o l’archetipo di questa virtù. Per i Padri della Chiesa, l’umiltà costituisce la virtù principale che permette il ritorno a Dio. Poiché l’orgoglio è stato il principio della caduta, l’umiltà svolgerà un ruolo di primo piano nel ritorno a Dio.

L’umiltà è amore e perdono e servizio
Se Dio è amore, è perché è umile. Dio ha pronunciato su di noi un “Ti amo” incondizionato, egli ci rivela che l’umiltà porta all’amore gratuito. L’umiltà è il fondamento per amare Dio e il proprio fratello. Essa apre il cuore all’amore che culmina nel perdono dei nemici, quelli che non abbiamo scelto. Essa ci mette in sintonia con l’altro, desta in noi la “preoccupazione” per le sue sofferenze, le sue mancanze, si rallegra della sua gioia e cambia così i rapporti umani. L’umile non si giustifica, non umilia suo fratello con la parola, il pesiero o gli atti. Non disprezza, non è geloso.
L’umile si guarda con modestia e verità al fine di vedere negli altri tutto ciò che non siamo, senza invidia o gelosia. Ha uno sguardo che vede l’altro senza proiezioni, che non vuole niente e non cerca di afferrare. Guardare l’altro con umiltà significa smettere di appropriarsene; significa restituirlo a se stesso e a ciò che non si vede nel visibile. Stimare l’altro e guardarlo come migliore di noi fa entrare nello sguardo di Dio e nella sua misericordia.

Volgi il collo del tuo cuore
Gli scritti biblici attirano la nostra attenzione sui popoli dalla “dura cervice”. Decine di citazioni evocano l’indurimento del cuore, accostandolo al collo e alla nuca. La rigidità del collo o della cervice è legata alla disobbedienza, al rifiuto di ascoltare e di mettere in pratica una parola che viene da un altro. Essa simboleggia una disposizione interiore dura come il ferro, contraria alla dolcezza. Un collo che si inclina o si piega manifesta un cuore che ascolta, in contrapposizione a un collo rigido che rifiuta di obbedire e di ascoltare. L’insegnamento biblico ci insegna che una delle tentazioni più pericolose per l’uomo è credere di poter fare a meno di Dio, di ascoltarlo, di accoglierlo come Colui che indica la vera via della Vita. Che cosa significa avere la cervice dura, se non il fatto di rimanere in un atteggiamento rigido che ostacola la vista, e prendere il reale per ciò che possono coglierne i nostri “paraocchi” (scientifici, filosofici, religiosi), ed essere “limitati” e ridurre il mondo ai nostri propri limiti?
Ritrovare la flessibilità della cervice significa ritrovare la nostra capacità di guardare l’altezza e la profondità di tutto ciò che vive e respira, significa dare agli esseri e alle cose il loro peso di presenza, abbandonando le proiezioni per ricevere e accogliere un altro sguardo, diverso, unico e infinito. E’ lasciarsi guardare in tutte le proprie dimensioni al fine di lasciarvi entrare la luce.

Umorismo nell’umiltà
Non sappiamo tutto, non possiamo tutto, non possediamo il tutto delle cose; nell’umiltà c’è una grande presa di coscienza della realtà e di ciò che essa ci offre. In questa presa di coscienza risiede un distacco dalle cose e, soprattutto, da se stessi. E’ qui che interviene l’umorismo con la sua facoltà di ridere di se stessi. L’umile è felice di essere pura capacità. La finalità è questa gioiosa distanza rispetto a noi stessi: né disperazione né ironia, ma benevolenza, bontà e verità sulla nostra personalità talvolta così pesante e complicata. Il comportamento dell’umile è quello di un distacco da se stesso in tutte le cose, una maniera di non aggrapparsi a niente, di non dare nulla per scontato, e dunque di essere sempre in attesa di ricevere il Soffio dello Spirito Santo.

L’umiltà: un dono di Dio
L’umiltà va chiesta a Dio incessantemente; Gesù ce lo dichiara a modo suo nel Vangelo: “Senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5). Pregare per entrare nell’umiltà significa manifestare così la propria dipendenza e la propria impotenza a realizzare da soli l’opera di Dio. Chiedere l’umiltà è riconoscere che nulla di fecondo si può compiere né conservare senza l’aiuto di Dio. In un certo qual modo, pregare rende umili; e l’umiltà fa pregare nonché ringraziare senza sosta, nella consapevolezza che tutto ciò che è ricevuto non viene da sé.
Nel suo testamento, san Domenica diceva: “Abbiate la carità, conservate l’umiltà, abbracciate la povertà volontaria”.

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