La conversione per una rinnovata sinodalità/3

In queste settimane fermiamo la nostra attenzione su un tema che non è “di attualità”, ma che è costitutivo della Chiesa e che ci è proposto con forza da Papa Francesco come stile per essere lievito nella pasta del mondo di oggi: lo stile della sinodalità. In questa sezione, ogni settimana ascolteremo alcuni testi che ci aiutano a comprenderne la natura.
Il primo documento che ci guida è come un “testo base” per la riflessione. Anche se può dare l’impressione di essere un testo solo per “addetti ai lavori”, in realtà offre spunti e concetti che sono per tutti e aiutano a dare consistenza ad un tema di cui leggiamo molto, e che ci chiede un vero cambiamento di mentalità. Invito ciascuno a non lasciarsi intimorire da queste pagine, ma a coglierli come passi per costruire uun volto di Chiesa che nell’oggi è segno profetico e presenza del Regno attraverso uno stile che non è organizzazone, ma testimonianza di fraternità e condivisione.

Sinodalità e cammino ecumenico

115. Il Vaticano II insegna che la Chiesa cattolica, in cui sussiste la Chiesa una e universale di Cristo[157], si riconosce unita per molte ragioni con tutti coloro che sono battezzati[158] e che «lo Spirito di Cristo non ricusa di servirsi di esse (le diverse Chiese e Comunità ecclesiali) come mezzi di salvezza, la cui efficacia deriva dalla medesima pienezza di grazia e di verità che è stata affidata alla Chiesa cattolica»[159]. Di qui l’impegno dei fedeli cattolici a camminare insieme con gli altri cristiani verso la piena e visibile unità nella presenza del Signore Crocefisso e Risorto: l’unico in grado di rimarginare le ferite inflitte al suo Corpo lungo la storia e di riconciliare con il dono dello Spirito le differenze secondo la verità nell’amore.

L’impegno ecumenico descrive un cammino che coinvolge tutto il Popolo di Dio e chiede la conversione del cuore e la reciproca apertura per distruggere i muri di diffidenza che da secoli separano tra loro i cristiani, per scoprire, condividere e gioire delle molte ricchezze che ci uniscono come doni dell’unico Signore in virtù dell’unico Battesimo: dalla preghiera all’ascolto della Parola e all’esperienza del reciproco amore in Cristo, dalla testimonianza del Vangelo al servizio dei poveri ed emarginati, dall’impegno per una vita sociale giusta e solidale a quello per la pace e il bene comune.

116. Occorre registrare con gioia il fatto che il dialogo ecumenico è giunto in questi anni a riconoscere nella sinodalità una dimensione rivelativa della natura della Chiesa e costitutiva della sua unità nella molteplicità delle sue espressioni. Si tratta della convergenza sulla nozione della Chiesa come koinonia, che si realizza in ogni Chiesa locale e nella sua relazione con le altre Chiese, attraverso specifiche strutture e processi sinodali.

Nel dialogo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, il recente Documento di Chieti afferma che la comunione ecclesiale, affondando le radici nella SS.ma Trinità[160], ha sviluppato nel primo millennio, in Oriente e in Occidente, delle «strutture di sinodalità inseparabilmente legate con il primato»[161], la cui eredità teologica e canonica «costituisce il necessario riferimento (…) per guarire la ferita della loro divisione all’inizio del terzo millennio»[162].

Il documento di Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese The Church. Towards a Common Vision sottolinea che «sotto la guida dello Spirito Santo, tutta la Chiesa è sinodale/conciliare, a tutti i livelli della vita ecclesiale: locale, regionale e universale. La sinodalità o conciliarità riflette il mistero della vita trinitaria di Dio, e le strutture della Chiesa la esprimono al fine di realizzare la vita della comunità come comunione»[163].

117. Il consenso su questa visione della Chiesa permette di focalizzare l’attenzione, con serenità e oggettività, sugli importanti nodi teologici che restano da sciogliere. Si tratta, in primo luogo, della questione concernente il rapporto tra la partecipazione alla vita sinodale di tutti i battezzati, in cui lo Spirito di Cristo suscita e alimenta il sensus fidei e la conseguente competenza e responsabilità nel discernimento della missione, e l’autorità propria dei Pastori, derivante da uno specifico carisma conferito sacramentalmente; e, in secondo luogo, dell’interpretazione della comunione tra le Chiese locali e la Chiesa universale espressa attraverso la comunione tra i loro Pastori con il Vescovo di Roma, con la determinazione di quanto pertiene alla legittima pluralità delle forme espressive della fede nelle diverse culture e di quanto inerisce alla sua identità perenne e alla sua unità cattolica.

In tale contesto, l’attuazione della vita sinodale e l’approfondimento del suo significato teologico costituiscono una sfida e un’opportunità di grande rilievo nel prosieguo del cammino ecumenico. È nell’orizzonte della sinodalità infatti che, con fedeltà creativa al depositum fidei e in coerenza con il criterio della hierarchia veritatum[164], si fa promettente quello «scambio di doni» di cui ci si può mutuamente arricchire camminando verso l’unità come armonia riconciliata delle inesauribili ricchezze del mistero di Cristo che si riflettono nella bellezza del volto della Chiesa.

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