Che cosa tiene insieme la comunità

12Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, 13sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. 14Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto.

Colossesi 3, 12-14

Cinque atteggiamenti che fondano la comunità. – La Lettera ai Colossesi – sicuramente composta da un discepolo di Paolo – sicuramente composta da un discepolo di Paolo – ci definisce cristiani scelti da Dio, santi e amati. Fa leva quindi su ciò che siamo: amati incondizionatamente. Da questo essere derivano cinque atteggiamenti che dobbiamo vivere affinché diventiamo comunità di Cristo. L’autore afferma che dovremmo rivestirci di questi atteggiamenti come di un vestito. I cinque atteggiamenti devono quindi ornare il corpo e l’anima e, al di sopra di questi atteggiamenti, l’amore è per così dire ]a sopravveste, il vincolo che tiene unito e rende perfetto il tutto. I cinque atteggiamenti che devono costituire il cristiano sono:

1 . Sentimenti di tenerezza. Qui la lettera usa un’espressione particolare: splagchna oiktirmù. Splagchna sono le viscere, quindi il luogo dei sentimenti sensibili; oiktirmù indica il condividere. Le due cose vanno assieme. lo rimango sensibile alle persone, le lascio entrare in me e condivido con loro. Condividendo con l’altro, mi sento anche legato a lui, sento che ne faccio parte. E questo fa bene anche a me.
2. Bontà. Essa crede nel bene che si trova nell’altra persona e quindi attira il bene in lei.
3. Umiltà. E’ il coraggio di scendere nella propria condizione umana con i suoi errori e le sue debolezze, di accettarsi con la propria imperfezione e sentirsi umano dinanzi a Dio, il Creatore dell’universo.
4. Mansuetudine o mitezza. Si è miti e gentili con se stessi e con gli altri. Non chiede troppo con esigenze rigorose.
5. Magnanimità. In greco abbiamo qui makrothumìa, «longanimità» oppure “grande animo, grande cuore”. Il grande cuore è la condizione per convivere bene con le altre persone.
Il rivestirci di questi cinque atteggiamenti come di un vestito è quindi la condizione perché vada bene la vita assieme agli altri.

L’amore ci rende completi. – L’autore, poi, con un’immagine piena di speranza, ritiene che l’amore è un vincolo che tiene insieme in noi tutto ciò che è contrastante e conflittuale, e così ci rende completi. Spesso noi ci sentiamo tirati in qua e in là tra diverse aspirazioni e bisogni che sono in noi. L’amore però ci rende completi (téleios), ossia “integri”. Unisce in noi ciò che è divergente. L’amore ha questa forza di collegamento anche per la convivenza nel rapporto di coppia, nella famiglia, nell’azienda, nella comunità ecclesiale. Infatti soltanto l’amore è capace di unire in noi e rendere integro tutto ciò che è diverso e in contrasto. L’amore riesce anche nella comunità a tenere unito quello che è divergente.

Un incoraggiamento per noi. – Il testo vuole farci coraggio dicendoci che questo amore è già in noi. Lo possiamo scoprire se andiamo nel profondo della nostra anima e ci immaginiamo che da lì fluisce in me una sorgente di amore. Poi faccio fluire quest’amore verso le persone con le quali vivo, anche verso coloro con cui ho delle difficoltà. Allora posso immaginare che l’amore colma tutti i contrasti, che esso è come un legame che ci tiene tutti insieme, un legame che è più forte delle differenze che ci separano. Se medito su questo, guardo alle altre persone con una visione diversa. E’ una visione che ci unisce invece di dividerci.

In queste settimane che ci condurranno alla Quaresima, ci mettiamo in ascolto di pagine della Scrittura che ci aiutano a pregare e riflettere sul nostro essere comunità che cammina nella storia dietro a Gesù Cristo. Ci lasciamo interpellare sul nostro essere chiesa in un momento in cui il Papa e la Chiesa tutta sta mettendo al centro della propria vita lo stile della sinodalità. Vorremmo così che la parola sinodalità trovi le sue radici nello stile del Vangelo per poi diventare lo stile di vita di una comunità di credenti che davvero camminano sulla stessa strada in comunione tra loro e con il loro Signore.

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