La conversione per una rinnovata sinodalità/2

In queste settimane fermiamo la nostra attenzione su un tema che non è “di attualità”, ma che è costitutivo della Chiesa e che ci è proposto con forza da Papa Francesco come stile per essere lievito nella pasta del mondo di oggi: lo stile della sinodalità. In questa sezione, ogni settimana ascolteremo alcuni testi che ci aiutano a comprenderne la natura.
Il primo documento che ci guida è come un “testo base” per la riflessione. Anche se può dare l’impressione di essere un testo solo per “addetti ai lavori”, in realtà offre spunti e concetti che sono per tutti e aiutano a dare consistenza ad un tema di cui leggiamo molto, e che ci chiede un vero cambiamento di mentalità. Invito ciascuno a non lasciarsi intimorire da queste pagine, ma a coglierli come passi per costruire uun volto di Chiesa che nell’oggi è segno profetico e presenza del Regno attraverso uno stile che non è organizzazone, ma testimonianza di fraternità e condivisione.

L’ascolto e il dialogo per il discernimento comunitario

110. La vita sinodale della Chiesa si realizza grazie all’effettiva comunicazione di fede, di vita e di impegno missionario attivata tra tutti i suoi membri. In essa si esprime la communio sanctorum che vive di preghiera, prende alimento dai Sacramenti, fiorisce nell’amore reciproco e verso tutti, cresce nella partecipazione alle gioie e alle prove della Sposa di Cristo. Nel cammino sinodale la comunicazione è chiamata a esplicitarsi attraverso l’ascolto comunitario della Parola di Dio per conoscere «ciò che lo Spirito dice alle Chiese» (Ap 2,29). «Una Chiesa sinodale è una Chiesa che ascolta (…) Popolo fedele, Collegio episcopale, Vescovo di Roma: ciascuno in ascolto degli altri; e tutti in ascolto dello Spirito Santo».

111. Il dialogo sinodale implica il coraggio tanto nel parlare quanto nell’ascoltare. Non si tratta d’ingaggiarsi in un dibattito in cui un interlocutore cerca di sopravanzare gli altri o controbatte le loro posizioni con argomenti contundenti, ma di esprimere con rispetto quanto si avverte in coscienza suggerito dallo Spirito Santo come utile in vista del discernimento comunitario, aperti al tempo stesso a cogliere quanto nelle posizioni degli altri è suggerito dal medesimo Spirito «per il bene comune» (cfr. 1Cor 12,7).

Il criterio secondo cui «l’unità prevale sul conflitto» vale in forma specifica per l’esercizio del dialogo, per la gestione delle diversità di opinioni e di esperienze, per imparare «uno stile di costruzione della storia, un ambito vitale dove i conflitti, le tensioni e gli opposti possono raggiungere una pluriforme unità che genera nuova vita», rendendo possibile lo sviluppo di «una comunione nelle differenze». Il dialogo offre infatti l’opportunità di acquisire nuove prospettive e nuovi punti di vista per illuminare l’escussione del tema in oggetto.

Si tratta di esercitare «un modo relazionale di guardare il mondo, che diventa conoscenza condivisa, visione nella visione dell’altro e visione comune su tutte le cose». Per il Beato Paolo VI il vero dialogo è una comunicazione spirituale che richiede attitudini specifiche: l’amore, il rispetto, la fiducia e la prudenza, in «un clima di amicizia, di più, di servizio». Perché la verità – sottolinea Benedetto XVI – «è logos che crea dialogos e, perciò, comunicazione e comunione».

112. Attitudine essenziale nel dialogo sinodale è l’umiltà, che propizia l’obbedienza di ciascuno alla volontà di Dio e la reciproca obbedienza in Cristo. L’apostolo Paolo, nella lettera ai Filippesi, ne illustra il significato e la dinamica in rapporto alla vita di comunione per «avere lo stesso sentire (φρόνησης), la stessa ἁγάπη, essendo un’anima sola e pensando in uno» (2,2). Egli prende di mira due tentazioni che minano alla base la vita della comunità: lo spirito di parte (ἐριθεία) e la vanagloria (κενοδοξία) (2,3a). L’atteggiamento da avere è invece l’umiltà (ταπεινοφροσύνῃ): sia ritenendo gli altri superiori a se stessi, sia mettendo al primo posto il bene e l’interesse comune (2,3b-4). Paolo richiama in merito Colui nel quale per la fede si è costituiti comunità: «pensate e agite tra voi ciò che (è) anche in Cristo Gesù» (2,5). La φρόνησης dei discepoli dev’essere quella che si riceve dal Padre nell’essere in Cristo. La kenosi di Cristo (2,7-10) è la forma radicale della sua obbedienza al Padre e per i discepoli è la chiamata a sentire, pensare e discernere insieme con umiltà la volontà di Dio nella sequela del Maestro e Signore.

113. L’esercizio del discernimento è al cuore dei processi e degli eventi sinodali. Così è sempre stato nella vita sinodale della Chiesa. L’ecclesiologia di comunione e la specifica spiritualità e prassi che ne discendono, coinvolgendo nella missione l’intero Popolo di Dio, fanno sì che diventa «oggi più che mai necessario (…) educarsi ai principi e ai metodi di un discernimento non solo personale ma anche comunitario». Si tratta d’individuare e percorrere come Chiesa, mediante l’interpretazione teologale dei segni dei tempi sotto la guida dello Spirito Santo, il cammino da seguire a servizio del disegno di Dio escatologicamente realizzato in Cristo che vuole realizzarsi in ogni kairós della storia. Il discernimento comunitario permette di scoprire una chiamata che Dio fa udire in una situazione storica determinata.

114. Il discernimento comunitario implica l’ascolto attento e coraggioso dei «gemiti dello Spirito» (cfr. Rm 8, 26) che si fanno strada attraverso il grido, esplicito o anche muto, che sale dal Popolo di Dio: «ascolto di Dio, fino a sentire con Lui il grido del Popolo; ascolto del Popolo, fino a respirarvi la volontà a cui Dio ci chiama». I discepoli di Cristo debbono essere «dei contemplativi della Parola e dei contemplativi del Popolo di Dio». Il discernimento si deve svolgere in uno spazio di preghiera, di meditazione, di riflessione e dello studio necessario per ascoltare la voce dello Spirito; attraverso un dialogo sincero, sereno e obiettivo con i fratelli e le sorelle; con attenzione alle esperienze e ai problemi reali di ogni comunità e di ogni situazione; nello scambio dei doni e nella convergenza di tutte le energie in vista dell’edificazione del Corpo di Cristo e dell’annuncio del Vangelo; nel crogiuolo della purificazione degli affetti e dei pensieri che rende possibile l’intelligenza della volontà del Signore; nella ricerca della libertà evangelica da qualsiasi ostacolo che possa affievolire l’apertura allo Spirito.

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