La conversione per una rinnovata sinodalità

In queste settimane fermiamo la nostra attenzione su un tema che non è “di attualità”, ma che è costitutivo della Chiesa e che ci è proposto con forza da Papa Francesco come stile per essere lievito nella pasta del mondo di oggi: lo stile della sinodalità. In questa sezione, ogni settimana ascolteremo alcuni testi che ci aiutano a comprenderne la natura.
Il primo documento che ci guida è come un “testo base” per la riflessione. Anche se può dare l’impressione di essere un testo solo per “addetti ai lavori”, in realtà offre spunti e concetti che sono per tutti e aiutano a dare consistenza ad un tema di cui leggiamo molto, e che ci chiede un vero cambiamento di mentalità. Invito ciascuno a non lasciarsi intimorire da queste pagine, ma a coglierli come passi per costruire uun volto di Chiesa che nell’oggi è segno profetico e presenza del Regno attraverso uno stile che non è organizzazone, ma testimonianza di fraternità e condivisione.

103. La sinodalità è ordinata ad animare la vita e la missione evangelizzatrice della Chiesa in unione e sotto la guida del Signore Gesù che ha promesso: «dove sono due o treriuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro»(Mt 18,20), «ecco Io sono con voi sino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Il rinnovamento sinodale della Chiesa passa senz’altro attraverso la rivitalizzazione delle strutture sinodali, ma si esprime innanzi tutto nella risposta alla gratuita chiamata di Dio a vivere come suo Popolo che cammina nella storia verso il compimento del Regno. Di tale risposta si prendono in rilievo in questo capitolo alcune specifiche espressioni: la formazione alla spiritualità di comunione e la pratica dell’ascolto, del dialogo e del discernimento comunitario; la rilevanza per il cammino ecumenico e per una diakonia profetica nella costruzione di un ethos sociale fraterno, solidale e inclusivo.

4.1 Per il rinnovamento sinodale della vita e della missione della Chiesa

104. «Ogni rinnovamento della Chiesa consiste essenzialmente nell’accresciuta fedeltà alla sua vocazione». Nel compimento della sua missione, la Chiesa è dunque chiamata a una costante conversione che è anche una «conversione pastorale e missionaria», consistente in un rinnovamento di mentalità, di attitudini, di pratiche e di strutture, per essere sempre più fedele alla sua vocazione. Una mentalità ecclesiale plasmata dalla coscienza sinodale accoglie con gioia e promuove la grazia in virtù della quale tutti i Battezzati sono abilitati e chiamati a essere discepoli missionari. La grande sfida per la conversione pastorale che ne consegue per la vita della Chiesa oggi è intensificare la mutua collaborazione di tutti nella testimonianza evangelizzatrice a partire dai doni e dai ruoli di ciascuno, senza clericalizzare i laici e senza secolarizzare i chierici, evitando in ogni caso la tentazione di «un eccessivo clericalismo che mantiene i fedeli laici al margine delle decisioni»[132].

105. La conversione pastorale per l’attuazione della sinodalità esige che alcuni paradigmi spesso ancora presenti nella cultura ecclesiastica siano superati, perché esprimono una comprensione della Chiesa non rinnovata dalla ecclesiologia di comunione. Tra essi: la concentrazione della responsabilità della missione nel ministero dei Pastori; l’insufficiente apprezzamento della vita consacrata e dei doni carismatici; la scarsa valorizzazione dell’apporto specifico e qualificato, nel loro ambito di competenza, dei fedeli laici e tra essi delle donne.

106. Nella prospettiva della comunione e dell’attuazione della sinodalità, si possono segnalare alcune fondamentali linee di orientamento nell’azione pastorale:

a. l’attivazione, a partire dalla Chiesa particolare e a tutti i livelli, della circolarità tra il ministero dei Pastori, la partecipazione e corresponsabilità dei laici, gli impulsi provenienti dai doni carismatici secondo la circolarità dinamica tra “uno”, “alcuni” e “tutti”;

b. l’integrazione tra l’esercizio della collegialità dei Pastori e la sinodalità vissuta da tutto il Popolo di Dio come espressione della comunione tra le Chiese particolari nella Chiesa universale;

c. l’esercizio del ministero petrino di unità e di guida della Chiesa universale da parte del Vescovo di Roma nella comunione con tutte le Chiese particolari, in sinergia con il ministero collegiale dei Vescovi e il cammino sinodale del Popolo di Dio;

d. l’apertura della Chiesa cattolica verso le altre Chiese e Comunità ecclesiali nell’impegno irreversibile a camminare insieme verso la piena unità nella diversità riconciliata delle rispettive tradizioni;

e. la diaconia sociale e il dialogo costruttivo con gli uomini e le donne delle diverse confessioni religiose e convinzioni per realizzare insieme una cultura dell’incontro.

4.2. La spiritualità della comunione e la formazione alla vita sinodale

107. L’ethos della Chiesa Popolo di Dio convocato dal Padre e guidato dallo Spirito Santo a formare in Cristo «il sacramento, e cioè il segno e lo strumento, dell’unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» si sprigiona e si alimenta dalla conversione personale alla spiritualità di comunione. Tutti i membri della Chiesa sono chiamati ad accoglierla come dono e impegno dello Spirito che va esercitato nella docilità alle sue mozioni, per educarsi a vivere nella comunione la grazia ricevuta nel Battesimo e portata a compimento dall’Eucaristia: il transito pasquale dall’”io” individualisticamente inteso al “noi” ecclesiale, dove ogni “io”, essendo rivestito di Cristo (cfr. Gal 2,20), vive e cammina con i fratelli e le sorelle come soggetto responsabile e attivo nell’unica missione del Popolo di Dio.

Di qui l’esigenza che la Chiesa divenga «la casa e la scuola della comunione». Senza conversione del cuore e della mente e senza allenamento ascetico all’accoglienza e all’ascolto reciproco a ben poco servirebbero gli strumenti esterni della comunione, che potrebbero anzi trasformarsi in semplici maschere senza cuore né volto. «Se la saggezza giuridica, ponendo precise regole alla partecipazione, manifesta la struttura gerarchica della Chiesa e scongiura tentazioni di arbitrio e pretese ingiustificate, la spiritualità della comunione conferisce un’anima al dato istituzionale con un’indicazione di fiducia e di apertura che pienamente risponde alla dignità e responsabilità di ogni membro del Popolo di Dio».

109. La sinassi eucaristica è la sorgente e il paradigma della spiritualità di comunione. In essa si esprimono gli elementi specifici della vita cristiana chiamati a plasmare l’affectus sinodalis.

a.  L’invocazione della Trinità. La sinassi eucaristica principia dall’invocazione della SS.ma Trinità. Convocata dal Padre, in virtù dell’Eucaristia la Chiesa diventa nell’effusione dello Spirito Santo il sacramento vivente di Cristo: «Dove sono due o più riuniti nel mio Nome, ivi sono Io in mezzo ad essi» (cfr. Mt 18,19). L’unità della SS.ma Trinità nella comunione delle tre divine Persone si manifesta nella comunità cristiana chiamata a vivere «l’unione nella verità e nella carità», attraverso l’esercizio dei rispettivi doni e carismi ricevuti dallo Spirito Santo, in vista del bene comune.

b.  La riconciliazione. La sinassi eucaristica propizia la comunione attraverso la riconciliazione con Dio e con i fratelli. La confessio peccati celebra l’amore misericordioso del Padre ed esprime la volontà di non seguire la via della divisione causata dal peccato ma il cammino dell’unità: «Quando presenti la tua offerta all’altare e ti ricordi che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, va prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi presenta la tua offerta» (Mt 5,23-24). Gli eventi sinodali implicano il riconoscimento delle proprie fragilità e la richiesta del reciproco perdono. La riconciliazione è il cammino per vivere la nuova evangelizzazione.

c.  L’ascolto della Parola di Dio. Nella sinassi eucaristica si ascolta la Parola per accoglierne il messaggio e di esso illuminare il cammino. S’impara ad ascoltare la voce di Dio meditando la Scrittura, specialmente il Vangelo, celebrando i Sacramenti, soprattutto l’Eucaristia, accogliendo i fratelli, specialmente i poveri. Chi esercita il ministero pastorale ed è chiamato a spezzare il pane della Parola insieme al Pane eucaristico, deve conoscere la vita della comunità per comunicare il messaggio di Dio nel qui e nell’ora che essa vive. La struttura dialogica della liturgia eucaristica è il paradigma del discernimento comunitario: prima di ascoltarsi gli uni gli altri, i discepoli debbono ascoltare la Parola.

d.  La comunione. L’Eucaristia «crea comunione e propizia la comunione» con Dio e con i fratelli. Generata dal Cristo mediante lo Spirito Santo, la comunione è partecipata da uomini e donne che, avendo la stessa dignità di Battezzati, ricevono dal Padre ed esercitano con responsabilità diverse vocazioni – che scaturiscono dal Battesimo, dalla Confermazione, dall’Ordine sacro e da specifici doni dello Spirito Santo – per formare un solo Corpo dalle molte membra. La ricca e libera convergenza di questa pluralità nell’unità è ciò che va attivato negli eventi sinodali.

e.  La missione. Ite, missa est. La comunione realizzata dall’Eucaristia urge alla missione. Chi partecipa del Corpo di Cristo è chiamato a condividerne l’esperienza gioiosa con tutti. Ogni evento sinodale spinge la Chiesa a uscire dall’accampamento (cfr. Eb 13,13) per portare Cristo agli uomini che sono in attesa della sua salvezza. Sant’Agostino afferma che dobbiamo «avere un cuor solo e un’anima sola nel cammino verso Dio». L’unità della comunità non è vera senza questo télos interiore che la guida lungo i sentieri del tempo verso la meta escatologica di «Dio tutto in tutti» (cfr. 1Cor 15,28). Occorre sempre farsi interpellare dalla domanda: come possiamo essere in verità Chiesa sinodale se non viviamo “in uscita” verso tutti per andare insieme verso Dio?

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