Nessun conflitto tra noi

Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
2 Corinti 5, 18-21

Il mirabile scambio. – La parola greca indicante la riconciliazione vuol dire originariamente: scambiare, mutare, fare le cose in modo diverso, da cui deriva: cambiare in meglio una situazione infelice, cambiare inimicizia in amicizia, sostituire guerra con pace. Dio, nella morte e risurrezione di suo Figlio, ha trasformato la situazione di conflitto tra Dio e l’umanità – sorta a causa del peccato – in una situazione di comunione. Il conflitto tra Dio e uomo è eliminato. Dio non ci imputa più i nostri peccati. Nella morte di Gesù egli ha compiuto un mirabile scambio: Cristo è diventato peccato per noi e noi siamo giusi davanti a Dio.

Annuncio come supplica. – Qui Paolo non parla di espiazione e neppure della necessità della morte di Gesù affinché Dio perdoni i nostri peccati. Nell’immagine della croce Paolo ha conosciuto che Dio si è riconciliato con noi.Adesso Dio ha affidato a Paolo, ma anche a tutti i cristiani, il compito annunciare questa riconciliazione. Questo mandato però significa anche che la comunità di Corinto si riconcilia con se stessa ma anche con Paolo, con il quale era venuta a violento conflitto. La riconciliazione compiuta da Dio deve diventare efficace per mezzo dell’annuncio. La parola dell’annuncio è quindi necessaria affinché noi sperimentiamo la riconciliazione. L’annuncio però non deve avvenire in modo autoritario o dogmatico, inculcando negli ascoltatori una verità. Esso può avvenire solo come supplica: “Vi supplichiamo in nome di Cristo, lasciatevi riconciliare con Dio” (2Cor 5,20).Si accetta quello che Dio ha fatto per noi con la croce di Gesù, che egli cioé – come ha detto Martin Lutero – ha compiuto un “felice scambio”: egli ci ha tolto il peccato e ci ha donato la giustizia.

Un’esortazione per noi. – Le parole della Seconda lettera ai Corinti sono un’esortazione per noi oggi a far sì che il nostro linguaggio sia di riconciliazione e non di conflitto. I cristiani che dividono il mondo in buoni e cattivi, che pensano di possedere solo loro la verità, spaccano con il loro linguaggio la società anche se le loro parole suonano molto devote. Alcuni predicatori insistono sul fatto che non sono disposti ad accettare la croce di Gesù come sacrificio di espiazione per i loro peccati, sono dannati. Facendo così falsificano il messaggio della riconciliazione e dividono gli esseri umani in riconciliati e non riconciliati, in giusti e ingiusti. Mettono se stessi dalla parte dei giusti e ritengono ingiusti tutti gli altri. Contraddicono così il messaggio di san Paolo, che ci esorta a supplicare gli uomini in nome di Cristo a lasciarsi riconciliare con Dio. Dio infatti ci ha proposto l’offerta della riconciliazione nel suo Figlio Gesù Cristo. Egli ha per così dire caricato su di lui i nostri peccati, affinché noi ne fossimo liberati. Questo però richiede che noi siamo disposti a riconciliarci anche tra noi. Non possiamo predicare la riconciliazione senza essere prima riconciliati tra noi.


In queste settimane che ci condurranno alla Quaresima, ci mettiamo in ascolto di pagine della Scrittura che ci aiutano a pregare e riflettere sul nostro essere comunità che cammina nella storia dietro a Gesù Cristo. Ci lasciamo interpellare sul nostro essere chiesa in un momento in cui il Papa e la Chiesa tutta sta mettendo al centro della propria vita lo stile della sinodalità. Vorremmo così che la parola sinodalità trovi le sue radici nello stile del Vangelo per poi diventare lo stile di vita di una comunità di credenti che davvero camminano sulla stessa strada in comunione tra loro e con il loro Signore.

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