L’amore di Cristo, sorgente per la quotidianità

Celebrare la festa della famiglia è certamente portare al centro della attenzione e della preghiera la realtà della famiglia e guardarla con gli occhi della fede, a partre dal Dio di Gesù Cristo e da come il suo amore illumina e dà consistenza alla famiglia. Oggi, come del resto in tutta la storia dell’umanità, la parola “famiglia” si carica di tanti e diversi significati, di tante e diverse attese e aspettative. La festa della famiglia che oggi ci è proposta non ha come scopo riproporre una certa immagine di famiglia che diciamo essere quella “cristiana” (il papa stesso ci invita a diffidare delle famiglie della “pubblicità” perché non esistono e creano attese e ansie in quelle reali), nè tantomeno criticare o indicare derive culturali rispetto a questo tema. Forse, non è chiesto nemmeno di chiedersi che tipo di famiglia siamo, quanto siamo capaci di rispecchiare la famiglia ideale oppure ne siamo lontani. Credo he, aiutati anche dal tema di questo anno, il nostro amore quotidiano, occorra anzitutto dire che dobbiamo sempre più liberarci dall’idea che ci siano delle famiglie “perfette”, famigie che sono da imitare perché migliori delle altre. La Scrittura non ci offre esempi di famiglie ideali o perfette: ci offre la storia e la quotidianità di tante famiglie segnate da tante fatiche e fedeltà al Signore allo stesso tempo. Si potrebbe, forse un po’ affrettatamente ma coerentemente al dato biblico, che non è preoccupazione della Scrittura offrire un modello esatto di famiglia che faccia da paragone per giudicare le altre. La Scrittura fa altro, così come possiamo notare nelle letture che abbiamo ascoltato.

Il Vangelo ci mostra l’agire di Giuseppe, uomo che si prende cura e protegge la propria famiglia. Uomo che sa ascoltare in profondità il proprio cuore e discerne alla luce della sua fede gli accadimenti attorno a sè, ma anche uomo che ha paura, che non sa subito e sempre cosa fare e si prende del tempo per leggere la realtà e scegliere ciò che è meglio per sé e la propria famiglia. Il riferimento ai “sogni” non porta a concludere che per lui tutto era stato facile eprché ogni volta gli veniva suggerito cosa fare. Il “sogno” è la profondità della coscienza e del cuore umano che fa silenzio e si mette in ascolto della Parola di Dio che parla nel silenzio e si fa udire da un cuore pieno di amore. Giuseppe, dunque, riconosce cosa fare mettendosi in ascolto profondo e vero di sé stesso, della situazione soprattutto di Dio. Questo agire di Giuseppe, però, non ci è proposto come un ideale da seguire. Se tale fosse, per noi non sarebbe accettabile perché Giuseppe fa tutto “da solo”. Non c’è traccia di un dialogo o coinvolgimento di Maria nelle decisioni, cosa che invece per noi oggi è decisivo: una famiglia ha bisogno di scelte condivise per poter custodire l’armonia. Quello che allora qui ci viene proposto è uno stile per la quotidianità familiare: lo stile della cura, del ponderare e discernere cosa è meglio per la famiglia e ciascuno dei membri. Un discerniemnto che si compone dell’ascolto profondo e sincero di sé stessi, della realtà e il tutto alla luce dell’amore di Dio, del riconoscere la sua presenza e i suoi passi.

San Paolo ci aiuta a rendere tutto queto più concreto, e prosegue nello stesso solco: non ci offre figure ideali o idealizzate, ma delinea uno stile. Paolo indica un “gruppo” di verbi che portano ad uno stile preciso, e che sono tutti da intendersi nella circolarità e reciprocità delle relazioni: non possiamo infatti concludere che solo le mogli devono rispettare i mariti… Tutto è nella reciprocità, anche il riferimento alla “obbedienza”, che altro non è che un ascolto fiducioso e fattivo. Proviamo ad esplicitare brevemente lo stile dell’amore che per Paolo dovrebbe essere la sorgente dove ogni famiglia cerca di attingere il proprio amore che sostiene la quotidianità:
– amare l’altro come sé stessi: Paolo esprime qui quello che poi sarà uno dei principi base della psicologia e della “sanità” (e quindi ricchezza e stabilità) delle relazioni interpersonali: solo se ho un giusto amore per me pposso amare l’altro, e l’altro è uguale a me, quindi ciò che desidero per me, lo devo desiderare anche per l’altro;
– rispettare l’altro: riconoscerne l’alterità e la uguale dignità, riconoscere che è una persona, non un oggetto, non una proprietà, non una estensione di me stesso;
– obbedire, ossia acsoltare il cuore dell’altro e fare ciò che la sua sapienza mi suggerisce per il mio bene;
– onorare: riconoscere il bene che è nell’altro, riconoscere il suo amore per noi, esprimere la gratitudine per la sua presenza nella nostra vita, per il suo essere dono per noi;
– non esasperare: accompagnare la crescita e i passi dell’altro nella pazienza, accompagnandolo nei suoi tempi, nei suoi slanci, ma anche nelle sue lentezze e chiedendo ciò che l’altro può fare. Chiedere dei passi possibili, nella gradualità perché l’altro non si perda d’animo;
– crescere negli insegnamenti del Signore: l’amore e la carne di Gesù sono il costante riferimento per la crescita della famiglia, non solo della “educazione” dei figli.

Tutti questi verbi non vanno a creare la lista delle caratteristiche per verificare se siè o no una famiglia cristiana perfetta o modello. Il loro senso e scopo è quello di essere una sorgente, un pozzo a cui attingere per vivere una quotidianitàche si ispiri all’amore di Cristo.
Chiediamo per noi e per ogni famiglia che possano trovare nell’amore di Cristo l’origine che sostiene e custodisce nella frenesia, nelle fatiche e nelle gioie del quotidiano.

30 gennaio 2022

Festa della Sacra Famiglia

EPISTOLA Ef 5, 33 – 6, 4
Lettera di san Paolo apostolo
agli Efesini

Fratelli, ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito. Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto. «Onora tuo padre e tua madre!». Questo è il primo comandamento che è accompagnato da una promessa: «perché tu sia felice e goda di una lunga vita sulla terra». E voi, padri, non esasperate i vostri figli, ma fateli crescere nella disciplina e negli insegnamenti del Signore.

VANGELO Mt 2, 19-23
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

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