Verso una teologia della sinodalità/2

La sinodalità espressione dell’ecclesiologia di comunione

In queste settimane fermiamo la nostra attenzione su un tema che non è “di attualità”, ma che è costitutivo della Chiesa e che ci è proposto con forza da Papa Francesco come stile per essere lievito nella pasta del mondo di oggi: lo stile della sinodalità. In questa sezione, ogni settimana ascolteremo alcuni testi che ci aiutano a comprenderne la natura.
Il primo documento che ci guida è come un “testo base” per la riflessione. Anche se può dare l’impressione di essere un testo solo per “addetti ai lavori”, in realtà offre spunti e concetti che sono per tutti e aiutano a dare consistenza ad un tema di cui leggiamo molto, e che ci chiede un vero cambiamento di mentalità. Invito ciascuno a non lasciarsi intimorire da queste pagine, ma a coglierli come passi per costruire uun volto di Chiesa che nell’oggi è segno profetico e presenza del Regno attraverso uno stile che non è organizzazone, ma testimonianza di fraternità e condivisione.

Propongo qui di seguito alcuni passi, o meglio “numeri”, dal secondo capitolo del documento indicato nella forto accanto.

54. La Costituzione dogmatica Lumen gentium offre i principi essenziali per una pertinente intelligenza della sinodalità nella prospettiva dell’ecclesiologia di comunione. […]

55. La sinodalità esprime l’essere soggetto di tutta la Chiesa e di tutti nella Chiesa. I credenti sono σύνoδοι, compagni di cammino, chiamati a essere soggetti attivi in quanto partecipi dell’unico sacerdozio di Cristo e destinatari dei diversi carismi elargiti dallo Spirito Santo in vista del bene comune. La vita sinodale testimonia una Chiesacostituita dasoggetti liberi ediversi, tra loro uniti in comunione, che si manifesta in forma dinamica come un solo soggetto comunitario il quale, poggiando sulla pietra angolare che è Cristo e sulle colonne che sono gli Apostoli, viene edificato come tante pietre vive in una «casa spirituale» (cfr. 1Pt 2,5), «dimora di Dio nello Spirito» (Ef 2,22).

56. Tutti i fedeli sono chiamati a testimoniare ed annunciare la Parola di verità e di vita, in quanto sono membri del Popolo di Dio profetico, sacerdotale e regale in virtù del Battesimo. I Vescovi esercitano la loro specifica autorità apostolica nell’insegnare, nel santificare e nel governare la Chiesa particolare affidata alla loro cura pastorale a servizio della missione del Popolo di Dio. […]

57.  Assumendo la prospettiva ecclesiologica del Vaticano II, Papa Francesco tratteggia l’immagine di una Chiesa sinodalecome «una piramide rovesciata» che integra il Popolo di Dio, il Collegio Episcopale e in esso, col suo specifico ministero di unità, il Successore di Pietro. In essa, il vertice si trova al di sotto della base.

«La sinodalità, come dimensione costitutiva della Chiesa, ci offre la cornice interpretativa più adeguata per comprendere lo stesso ministero gerarchico. (…) Gesù ha costituito la Chiesa ponendo al suo vertice il Collegio apostolico, nel quale l’apostolo Pietro è la “roccia” (cfr. Mt 16,18), colui che deve “confermare” i fratelli nella fede (cfr. Lc 22,32). Ma in questa Chiesa, come in una piramide capovolta, il vertice si trova al di sotto della base. Per questo coloro che esercitano l’autorità si chiamano “ministri”: perché, secondo il significato originario della parola, sono i più piccoli tra tutti».

2.4. La sinodalità nel dinamismo della comunione cattolica

58. La sinodalità è un’espressione viva della cattolicità della Chiesa comunione. Nella Chiesa Cristo è presente come il Capo unito al suo Corpo (Ef 1,22-23) così che essa da Lui riceve la pienezza dei mezzi di salvezza. La Chiesa è cattolica anche perché inviata a tutti gli uomini per riunire l’intera famiglia umana nella ricchezza plurale delle sue espressioni culturali, sotto la signoria del Cristo e nell’unità del suo Spirito. Il cammino sinodale ne esprime e promuove la cattolicità in questo duplice senso: esibisce la forma dinamica in cui la pienezza della fede è condivisa da tutti i membri del Popolo di Dio e ne propizia la comunicazione a tutti gli uomini e a tutti i popoli.

59. In quanto cattolica, la Chiesa realizza l’universale nel locale e il locale nell’universale. La particolarità della Chiesa in un luogo si realizza in seno alla Chiesa universale e la Chiesa universale si manifesta e realizza nelle Chiesi locali e nella loro comunione reciproca e con la Chiesa di Roma.

«Una Chiesa particolare, che si separasse volontariamente dalla Chiesa universale, perderebbe il suo riferimento al disegno di Dio (…). La Chiesa toto orbe diffusa diventerebbe un’astrazione se non prendesse corpo e vita precisamente attraverso le Chiese particolari. Solo una permanente attenzione ai due poli della Chiesa ci consentirà di percepire la ricchezza di questo rapporto»[69].

60. L’intrinseca correlazione di questi due poli si può esprimere come mutua inabitazione dell’universale e del locale nell’unica Chiesa di Cristo. Nella Chiesa in quanto cattolica la varietà non è mera coesistenza ma compenetrazione nella mutua correlazione e dipendenza: una pericoresis ecclesiologica nella quale la comunione trinitaria incontra la sua immagine ecclesiale. La comunione delle Chiese tra loro nell’unica Chiesa universale illumina il significato ecclesiologico del “noi” collegialedell’episcopato raccolto nell’unità cum Petro et sub Petro.

2.6. Partecipazione e autorità nella vita sinodale della Chiesa

67. Una Chiesa sinodale è una Chiesa partecipativa e corresponsabile. Nell’esercizio della sinodalità essa è chiamata ad articolare la partecipazionedi tutti, secondo la vocazione di ciascuno, con l’autoritàconferita da Cristo al Collegio dei Vescovi con a capo il Papa. La partecipazione si fonda sul fatto che tutti i fedeli sono abilitati e chiamati a mettere a servizio gli uni degli altri i rispettivi doni ricevuti dallo Spirito Santo. L’autorità dei Pastori è un dono specifico dello Spirito di Cristo Capo per l’edificazione dell’intero Corpo, non una funzione delegata e rappresentativa del popolo. Su questo punto è opportuno fare due precisazioni.

68. La prima si riferisce al significato e al valore della consultazione di tutti nella Chiesa. La distinzione tra voto deliberativo e voto consultivo non deve portare a una sottovalutazione dei pareri e dei voti espressi nelle diverse assemblee sinodali e nei diversi consigli. L’espressione votum tantum consultivum, per designare il peso delle valutazioni e delle proposte in tali sede avanzate, risulta inadeguata se la si comprende secondo la mens del diritto civile nelle sue diverse espressioni[81].

La consultazione che si esprime nelle assemblee sinodali è infatti diversamente qualificata, perché i membri del Popolo di Dio che vi partecipano rispondono alla convocazione del Signore, ascoltano comunitariamente ciò che lo Spirito dice alla Chiesa attraverso la Parola di Dio che risuona nell’attualità e interpretano con gli occhi della fede i segni dei tempi. Nella Chiesa sinodale tutta la comunità, nella libera e ricca diversità dei suoi membri, è convocata per pregare, ascoltare, analizzare, dialogare, discernere e consigliare nel prendere le decisioni pastorali più conformi al volere di Dio. Per giungere a formulare le proprie decisioni, i Pastori debbono dunque ascoltare con attenzione i desideri (vota) dei fedeli. Il diritto canonico prevede che essi, in casi specifici, debbano operare solo dopo aver sollecitato e acquisito i diversi pareri secondo le formalità giuridicamente determinate[82].

69. La seconda precisazione riguarda la funzione di governo propria dei Pastori[83]. Non si dà esteriorità né separazione tra la comunità e i suoi Pastori – che sono chiamati ad agire in nome dell’unico Pastore –, ma distinzione di compiti nella reciprocità della comunione. Un sinodo, un’assemblea, un consiglio non può prendere decisioni senza i legittimi Pastori. Il processo sinodale deve realizzarsi in seno a una comunità gerarchicamente strutturata. In una Diocesi, ad esempio, è necessario distinguere tra il processo per elaborare una decisione (decision-making) attraverso un lavoro comune di discernimento, consultazione e cooperazione, e la presa di decisione pastorale (decision-taking) che compete all’autorità del Vescovo, garante dell’apostolicità e cattolicità. L’elaborazione è un compito sinodale, la decisione è una responsabilità ministeriale. Un pertinente esercizio della sinodalità deve contribuire a meglio articolare il ministero dell’esercizio personale e collegiale dell’autorità apostolica con l’esercizio sinodale del discernimento da parte della comunità.

70. In sintesi, alla luce delle sue fonti normative e dei suoi fondamenti teologali, richiamati nei capitoli 1 e 2, si può abbozzare una descrizione articolata della sinodalità come dimensione costitutiva della Chiesa.

a) La sinodalità designa innanzi tutto lo stile peculiare che qualifica la vita e la missione della Chiesa, esprimendone la natura come il camminare insieme e il riunirsi in assemblea del Popolo di Dio convocato dal Signore Gesù nella forza dello Spirito Santo per annunciare il Vangelo. Essa deve esprimersi nel modo ordinario di vivere e operare della Chiesa. Tale modus vivendi et operandi si realizza attraverso l’ascolto comunitario della Parola e la celebrazione dell’Eucaristia, la fraternità della comunione e la corresponsabilità e partecipazione di tutto il Popolo di Dio, ai suoi vari livelli e nella distinzione dei diversi ministeri e ruoli, alla sua vita e alla sua missione.

b) La sinodalità designa poi, in senso più specifico e determinato dal punto di vista teologico e canonico, quelle strutture e quei processi ecclesiali in cui la natura sinodale della Chiesa si esprime a livello istituzionale, in modo analogo, sui vari livelli della sua realizzazione: locale, regionale, universale. Tali strutture e processi sono a servizio del discernimento autorevole della Chiesa, chiamata a individuare la direzione da seguire in ascolto dello Spirito Santo.

c) La sinodalità designa infine l’accadere puntuale di quegli eventi sinodali in cui la Chiesa è convocata dall’autorità competente e secondo specifiche procedure determinate dalla disciplina ecclesiastica, coinvolgendo in modi diversi, sul livello locale, regionale e universale, tutto il Popolo di Dio sotto la presidenza dei Vescovi in comunione collegiale e gerarchica con il Vescovo di Roma, per il discernimento del suo cammino e di particolari questioni, e per l’assunzione di decisioni e orientamenti al fine di adempiere alla sua missione evangelizzatrice.

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