Incontrarci tra noi come Gesù

51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.
52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”. Gesù disse loro: “In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. 54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Giovanni 6, 51-54

Che cosa vuol dire “la mia carne, il mio sangue”. – Alcuni si scandalizzano per queste parole di Gesù e pensano che sia un linguaggio cannibalesco. Anche i giudei citati nel Vangelo di Giovanni, “i Giudei” sono sempre una immagine di noi stessi. Esprimono i dubbi che tormentano i lettori e le lettrici del vangelo quando sentono le parole di Gesù. I lettori e le lettrici cattolici vedono in queste parole di Gesù una raffigurazione dell’eucaristia. Sicuramente queste parole richiamano il mistero dell’eucaristia. Prima di tutto però dobbiamo vedere che per Gesù inquesto passo ne va del problema della vita e della morte. La carne che Gesù ci offre ci rimanda al sacrificio della croce. Gesù muore per noi, affinché noi non moriamo più, ma abbiamo la vita eterna. Nel Vangelo di Giovanni, la “carne” è simbolo dell’umano concreto, caduco, consegnato al potere di altri. Il vangelo quindi ci dice: in questa carne risplende per noi la gloria di Dio. La gloria di Dio è l’amore che vince sulla debolezza della carne e sulla violenza che le viene fatta. Nella carne di Gesù noi accogliamo in noi il suo amore. Gesù si offre per noi affinché noi possiamo vivere di questo sacrificio.

Eucaristia: un processo di integrazione. – In queste parole però Gesù parla anche fisicamente di mangiare e bere. Nel linguaggio dei sogni, mangiare e bere indicano iun processo di integrazione. Nell’eucaristia incontriamo Gesù che è morto per noi e risorto, fisicamente. Noi dobbiamo accogliere in noi la sua essenza, cioé le sue virtù, il suo amore, il suo spirito, la sua forza divina, integrarli completamento in noi in modo da pensare, sentire e agire come Gesù. Giovanni qui non parla solo di “mangiare”, ma anche di “masticare”. Per i monaci antichi il masticare era un’immagine della meditazione. Qui non siamo davanti a qualcosa di cannibalesco, ma si tratta di masticare sempre di nuovo la parola di Gesù ed il suo amore, di integrarli quindi nel nostro corpo e nella nostra anima. In altre parole: se facciamo così abbiamo la vita eterna. L’immagine della vita eterna non si riferisce solamente alla vita che ci aspetta dopo la morte. E’ piuttosto una vita reale. L’immagine della vita eterna corrisponde in Giovanni a ciò che in Matteo o Luca è detto “regno di Dio”. Eucaristia significa che noi accogliamo così profondamente in noi la Parola e il modo di essere di Gesù che in noi regna Dio e non più il mondo. Non capiremo mai del tutto quello che Gesù ha detto con queste parole. Egli vorrebbe introdurci nel mistero che noi possiamo unirci totalmente a lui.

Che cosa vuol dire “pane di vita”.- Questa però non è solo un’esperienza mistica, ma anche uno stimolo a incontrare in modo nuovo le persone, a incontrarle come Gesù stesso ha fatto. Gesù – dice la parola del pane di vita – ha incontrato le persone nutrendole. La gente aveva l’impressione che da Gesù venisse qualcosa che è come un pane che ci corrobora, qualcosa di nutriente di cui possiamo vivere. Il problema è come noi possiamo incontrare le persone in modo che anche loro dicano: “E’ stato un bel dialogo. Di questo adesso posso vivere. Mi aiuta ad andare avanti. E’ come un nutrimento per la mia anima”.


In queste settimane che ci condurranno alla Quaresima, ci mettiamo in ascolto di pagine della Scrittura che ci aiutano a pregare e riflettere sul nostro essere comunità che cammina nella storia dietro a Gesù Cristo. Ci lasciamo interpellare sul nostro essere chiesa in un momento in cui il Papa e la Chiesa tutta sta mettendo al centro della propria vita lo stile della sinodalità. Vorremmo così che la parola sinodalità trovi le sue radici nello stile del Vangelo per poi diventare lo stile di vita di una comunità di credenti che davvero camminano sulla stessa strada in comunione tra loro e con il loro Signore.

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