Perché non vengano meno nel cammino

Con questa domenica si conclude la presentazione degli episodi di Vangelo che la tradizione collega alla Epifania, alla manifestazione di Gesù come Salvatore universale, come Messia inviato a Israele e a tutte le genti. Ci viene offerto oggi, dal Vangelo di Matteo, il secondo racconto della moltiplicazione dei pani che, a differenza del primo, ha un respiro e un orizzonte universale come indicato dal ricorrere del numero 7.
Tutto comincia da Gesù che si accorge della fame delle persone che da giorni lo seguono e che stanno per tornare alle loro case: hanno bisogno di un cibo che li sostenga nel cammino. L’accorgersi di Gesù non è un semplice notare che ormai molti non hanno più niente da mangiare, ma è uno sguardo che va in profondità: sente compassione. Sente su di sé le emozioni, i desideri e i sogni che quelle persone portano nel cuore avendo ascoltato la sua Parola. Prova lui in prima persona la loro fame di un cibo che davvero li possa sostenere ritornando alle loro case per vivere quella novità di vita presentata dalle parole del Maestro di Nazareth. Alla compassione di Gesù, desiderosa di offrire il cibo atteso, corrisponde l’osservazione disarmata e sconsolata dei discepoli: vediamo anche noi il bisogno, ma è così grande che quello che abbiamo sembra ancora meno di quello che è.

Ciò che dà una svolta a questa impasse carica di delusione è l’iniziativa di Gesù di prendere quel “poco” che a noi sembra di avere: prende, benedice, spezza e dona attraverso i suoi discepoli. La sequenza dei verbi non è una novità di Gesù: ogni capofamiglia compiva ogni giorno questi gesti. Gesù si presenta così come il “capofamiglia”, colui che si prende cura di ciascun membro e dona “il cibo a suo tempo”, “conduce alle sorgenti di acqua fresca” così che si abbiano le forze per sostenere la fatica e la bellezza del vivere. I chiari riferimenti all’Ultima Cena, ci portano a dire qualcosa in più su questi quattro verbi: Gesù non solo riprende una tradizione cara ad Israele, ma le dà nuovo vigore identificandosi con il pane e facendo della folla una comunità, dei compagni, persone che dividono lo stesso cibo e per questo hanno tra loro un forte legame di fraternità e solidarietà. Così, nel compimento rituale del gesto comandato di fare in memoria di Lui, noi riceviamo il vero pane disceso dal cielo perché possiamo “non venire meno nel cammino”. E il cammino che questo cibo provoca e sostiene, è quello che nasce dall’aver ascoltato l’annuncio del Regno, dall’aver creduto alla Parola di Dio che Gesù ha incarnato e testimoniato fino al compimento nella sua Pasqua.

Il cammino di cui parliamo è già contenuto nell’episodio stesso, è già indicato nella sequenza dei gesti e dal contesto. Già in questo episodio è realizzato il mondo nuovo che l’Eucarestia genera e che ogni persona che la riceve è chiamata a realizzare. E’ qui che ritroviamo quella “epifania” di cui dicevamo all’inizio: qui si rivela non solo l’identità di Gesù, ma anche il mondo nuovo che nasce dall’aver ascoltato e creduto alla Sua Parola. Proviamo brevemente a tratteggiarne i tratti:
– Gesù si rivela come il Dio che conosce il cuore dell’uomo e il suo desiderio di vita piena. Ne conosce gli sforzi e la “fame” e per amore (la radice della compassione) e così si dona come quel cibo che sfama e sazia per davvero il desiderio dell’uomo. Questo saziare avviene però rivelando la potenzialità di ciò che l’uomo ha già: Gesù prende qualcosa che già c’è ed è messo a disposizione dall’uomo, un uomo che però non era in grado di vedere tutta quella potenzialità che Gesù invece sprigiona.
– Gesù rivela e dona dignità a ciascuno e a tutti: il far sedere per terra indica proprio questo. I servi mangiano in piedi, è solo il “signore” che si siede. Ci viene così detta la nostra dignità di figli, amati e liberi di amare.
Il cammino che questo cibo sostiene, la vita nuova che nasce dall’Eucarestia e che qui è rivelato, si può indicare così:
– l’umanità non è più una folla di individui, ma un popolo, una famiglia radunata attorno alla stessa tavola. Una famiglia che si ritrova in unità e che ha al centro ciò che la costituisce come tale e la nutre: il pane spezzato, Gesù e la sua vita donata;
– questo popolo vive della fraternità e della condivisione: quello che c’è è messo al centro, perché possa saziare ciascuno e nessuno ne manchi. Il popolo dell’Eucarestia non lotta più per accaparrarsi e possedere, ma vive la condivisione. E’ il popolo della solidarietà, è un popolo di persone che dividono il pane perché ciascuno abbia vita in abbondanza. E’ qui che si parla di una “economia” che nasce dall’Eucarestia: da questo condividere tra uomini liberi e uguali nella dignità nasce uno stile di vita e di società ben definito. Stile che è fatto di riconoscimento reciproco, di compagnia, di condivisione, di fraternità universale;
– in questo popolo non c’è netta distinzione tra chi dona e chi riceve: tutti ricevono da Dio e tutti sono invitati a farsi tramite perché l’amore ricevuto arrivi a tutti. In questo popolo “eucaristico” ognuno fa la sua parte, è attivo e partecipe, assume compiti e responsabilità per il bene comune. Possiamo ritrovare qui i temi che la “sinodalità” come modo di essere della Chiesa trova origine e contenuto: non modo di organizzarsi, ma stile di evangelizzazione e di vita dove tutti sono coinvolti.
Accogliendo questa “epifania” di Dio e nutriti del pane spezzato in memoriale di Gesù, questo popolo può trovare la forza necessaria per il cammino, per essere popolo pellegrino nella storia come presenza del Regno, di quella pienezza di vita inaugurata dalla Pasqua di Gesù.

A noi che contempliamo quella epifania, e che la celebriamo e rendiamo presente ogni volta che ci raduniamo per la Cena del Signore è chiesto di lasciarci raggiungere dalla compassione del nostro Dio e affidarci a Lui perché, nutriti di Lui e mangiando del suo pane possiamo anche noi trovare sostegno nel nostro cammino e diventare seme del Regno vivendo nel quotidiano la fraternità che qui ci è donata dal radunarci attorno alla stessa tavola.

23 gennaio 2022

III domenica dopo l’Epifania

Dal Vangelo di Matteo
(15, 32-38)

Il Signore Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene. Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Un pensiero su “Perché non vengano meno nel cammino

  1. CRISTINA

    E’ sempre una emozione ascoltare una pagina che, solo per il fatto che si ripeta per ben sei volte nei vangeli, chiede di essere custodita e trasformata in preghiera.

    Mi restituisce il vero volto di Dio e della Chiesa, che condivide quello che ha.

    Aiutami Signore in questa settimana a vivere quei tre verbi benedetti: prendere, rendere grazie e donare.

    Prendere, che è nutrirmi di te, e nel mio essere ora ammalata sarà la tua Parola e non purtroppo l’Eucarestia.

    Rendere grazie, che è fare esperienza che l’unico titolo per ricevere che ci è chiesto è la povertà: svuotarci di noi per riempirci di te.

    Donare, perché solo nella misura del condividere si è Chiesa presente, vicina, viva!

    Non mi chiedi cose grandi.

    Mi domandi di incominciare da me e dalla mia pochezza, come fu per quel ragazzo che mise a disposizione SOLO cinque pani d’orzo e due pesci.

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