Videro la sua gloria e credettero

In queste domeniche immediatamente seguenti la festa dell’Epifania, la catechesi liturgica insiste sui testi che la tradizione ha riconosciuto come “epifanici”, significativi per rivelare l’identità di Gesù: domenica scorsa il Battesimo di Gesù, oggi il banchetto di nozze a Cana e, domenica prossima, la moltipliazione dei pani. Accostando il brano di questa domenica assumiamo dunque la proposta liturgica che è in completa sintonia con il Vangelo. Il nostro episodio si conclude con l’evangelista che nota come, attraverso questo primo segno, i discepoli “videro la sua gloria e credettero”. Questa chiusa ci indica l’intenzione centrale del testo: mostrarci l’identità di Gesù perché noi possiamo credere in Lui. E’ questa la domanda che ci guiderà: cosa ci viene rivelato di Gesù? Chi è perché possiamo credere in Lui?

Partiamo osservando rapidamente il contesto. Ci troviamo a una festa. E’ una festa di nozze, che celebra la vita, l’unione tra due famiglie, l’apertura al futuro, l’amore. Una festa mette al centro e celebra ciò che è essenziale per una ferialità bella e nella serenità. In una festa, se è davvero tale, si gode della presenza dell’altro, si celebra l’amicizia. E la festa è segno di una vita belle e ricca, dove tutto va bene. I partecipanti si stanno probabilmente godendo la festa, sono convinti che tutto sia perfetto e che le loro vite riprenderanno ancora più belle e serene attingendo nuove energie da questa festa così ben organizzata e che si sta svolgendo nel migliore dei modi. Tuttavia, l’occhio attento e il cuore empatico di Maria intuisce che la festa sta procedendo rapida verso i suo opposto: i canti di gioia si muteranno presto in lamento e l’armonia in accuse reciproche. E’ finito il vino, ossia la festa è solo apparenza. La vita bella che la festa celebra è solo una grande illusione collettiva perché ciò che dovrebbe sostenere la pace e alimentare l’amore reciproco è semplicemente un contenitore vuoto e inutile. Questo contesto di partenza credo sia per noi una provocazione importante e ineludibile: due anni di pandemia ci stanno certamente mettendo alla prova, ma la vita bella che ci manca tanto, su cosa poggiava, era davvero così bella, armonica, nella pace e nella giustizia? Non siamo forse anche noi nella situazione di quegli ignari invitati che festeggiavano andando dritti verso la rovina? Anche noi, forse, dobbiamo ammettere che il vino, se non era finito, certamente non abbondava.
In questa situazione, Maria non se la prende con gli invitati, non si arrabbia, ma fa l’unica cosa che serve: indica la sorgente della vita, dell’acqua che zampilla per la vita eterna, del vino nuovo della Festa di Dio con gli uomini.

L’ingresso sulla scena di Gesù non presenta un diverbio con sua madre, ma, al contrario, rivela il cuore di Gesù Certamente era giunta la sua ora, un’ora in cui era solo lui il protagonista (Maria avrebbe poi avuto un ruolo nell’Ora della Croce, ma non ora). Gesù entra con delicatezza nella vita dell’uomo e invita a rimettere al centro e presentare ciò che era stato svuotato di forza e di “sapore”:
– le giare della purificazione vuote: una religiosità che era diventata vuota forma e dunque sterile, un rapporto con Dio che era sentito come non necessario e dunque lasciato da parte, o vissuto in modo molto “superficiale”;
– l’acqua, ossia quella vita incolore, insapore che però ci appare tanto bella e a cui siamo tanto attaccati.
Gesù non sminuisce quanto abbiamo, nè tantomeno dice di “buttare tutto”, ma chiede di offrire tutto a Lui perché Lui lo possa trasformare. Chiedde di lasciare che sia Lui a orientarci nella vita, a donarci ciò di cui abbiamo bisogno per vivere.

Ecco allora che quanto noi abbiamo reso sterile e incapace di dare vita, messo nelle sue mani, diventa il “vino migliore”. Vino che, come dirà Gesù nella sua Ultima e nostra Prima Cena, è il suo sangue offerto per noi, la sua vita donata, il suo amore disvelato completamente. In Lui, la relazione con Dio ritrova verità e fecondità: ci chiama figli e siamo in Lui fratelli. Dio diventa il nostro Padre e Amico che illumina e accompagno i nostri passi, che realizza il nostro desiderio di Vita piena. La relazione con Dio è ora relazione di amore: un amore anzitutto accolto e poi ricambiato avendo in Gesù la sorgente del nostro amore.
Bevendo del “vino migliore”, la vita prende il suo vero sapore, quello di fratelli e sorelle che vivono insieme, nella giustizia e nella pace, ossia amandosi come Dio ama loro.

Gesù si rivela così come il Messia (il banchetto nuziale ed il vino sono infatti immagini del tempo messianico realizzato), come colui che libera in noi tutta la potenzialità di vita che Dio ha scritto sul nostro cuore, la Sua immagine in noi. Gesù si rivela come colui che conosce il nostro cuore, che vede il desiderio di salvezza e di vita in noi, che vede i nostri tentativi di darci vita piena senza di Lui e ci viene incontro. Ci viene in contro non con il giudizio, ma con la misericordia, prendendo ciò che abbiamo e mostrandoci quale grande potenzialità racchiude se offerto a Lui e ri-accolto da Lui, trasformato dal Suo amore. I discepoli hanno visto questo,e hanno creduto, si sono affidati a Lui.

A noi oggi è chiesto non solo di fare lo stesso, fidarci di Lui, ma di radunarci al suo banchetto di nozze portando ciò che abbiamo e siamo e lasciandoci “nutrire” da Lui, dalla sua Parola e dal suo Corpo dato, perché questo incontro possa dare nuovo sapore alla nostra vita. Per fare questo occorre ammettere che anche la nostra vita era/è sterile e senza sapore e che abbiamo bisogno che Lui la trasformi, Abbiamo bisogno di staccarci da nostre visioni idealizzate, da desideri di ritorni a una vita che non era poi così bella come ce la ricordiamo, e di affidare a Lui il nostro bisogno di vita nuova: non abbiamo più vino. Solo così Lui prenderà la nostra acqua e non ci donerà una nuova normalità, ma una vita piena, da veri figli e fratelli. Se però crediamo in Lui e davvero ci mettiamo dietro a Lui.

16 gennaio 2022

II domenica dopo l’Epifania

Dal Vangelo di Giovanni
(2, 1-11)

Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela ». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

2 pensieri su “Videro la sua gloria e credettero

  1. Ermes Ronchi
    Maria vive con attenzione ciò che accade attorno a lei, con quella «attenzione che è già una forma di preghiera» (S. Weil): «non hanno più vino». Notiamo le parole precise. Non già: è finito il vino; ma loro, i due ragazzi, non hanno più vino, sta per spegnersi la loro festa. Prima le persone.
    E alla risposta brusca di Gesù, Maria rilancia: qualunque cosa vi dica, fatela! Sono le sue ultime parole, poi non parlerà più: Fate il suo Vangelo! Non solo ascoltatelo, ma fatelo, rendetelo gesto e corpo, sangue e carne. E si riempiranno le anfore vuote del cuore. E si trasformerà la vita da vuota a piena, da spenta a fiorita.

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  2. Un ritorno che, all’accostarmi a questa pagina di Vangelo, quasi sempre mi accompagna:
    penso alla possibilità che le giare, poste lì per la purificazione, contenessero solo parzialmente dell’acqua, acqua probabilmente non pulita, data la sua finalità.
    Quest’acqua non viene gettata, viene solo aggiunta acqua pulita su invito di Maria (la tutta pura) che non disdegna di aggiungersi a quella già presente, e tutto viene affidato a Gesù.
    Solo Lui, utilizzando (e, pertanto, apprezzando) quello che possiamo offrirGli, lo può valorizzare, addirittura ben oltre le nostre attese.
    Gesù, io non riesco ad offrirTi se non poco e anche questo poco non subito utilizzabile. Ma Te lo offro perché Tu mi (lo) apprezzi, anzi mi (lo) rendi materia “indispensabile” per la concretezza del Tuo amore.

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