Un figlio ci è dato: sarà grande, regnerà ed è Figlio di Dio. Qui la nostra gioia!

La domenica che precede il Natale ci invita a fissare lo sguardo e il cuore sul bambino che contempleremo nel presepe. Lo fa proponendoci di meditare e pregare questo notissimo brano di Vangelo, ma da una prospettiva che ci è meno familiare. Ci è chiesto di accostarlo non come racconto di “annunciazione”, ma come racconto di nascita che mette al centro l’identità del nascituro piuttosto che l’accoglienza della maternità da parte di Maria.
Proviamo anzitutto a scorrere il testo fermandoci su alcune delle caratteristiche del bambino che nascerà:
sarà figlio di Davide, regnerà per sempre: nelle sue prime parole, l’angelo sottolinea che questo bambino sarà della stirpe di Davide, prenderà su di sé la promessa fatta a Davide e la porterà ad un compimento eccedente. Sarà re e guiderà per sempre, e non solo su Giacobbe. Il suo essere re non si identifica tanto con il dominare, quanto con il precedere, il camminare innanzi di colui che protegge dalle minacce, mostra il cammino e si offre come esempio di comportamento. Inoltre, sarà colui che mostra la via della giustizia, che garantisce la pace e la serena e feconda convivenza tra chi gli è affidato. Questo re promesso e che ora è dato, si presenterà nell’umiltà di un neonato che chiederà di essere scelto e accolto, di essere amato. Non andrà in cerca di sudditi o servi, ma di amici che accolgono il suo amore e lo ricambiano. Entra così nel mondo come segno di contraddizione: in un tempo in cui l’impero si proponeva come il regolatore e unificatore di tutto schiacciando e controllando ogni cosa, questo figlio che è re, si presenta nella forma di un uomo -servo- che offre amore e domanda di entrare in una relazione personale con Lui. Sarà questa relazione a garantire la pace, la “ricchezza” e il benessere. E’ un re che si propone, non si impone!
– la sua nascita è opera di Dio, e sarà dunque Figlio di Dio: le parole solenni dell’angelo avevano sorpreso Maria e l’avevano spinta a domandare una ulteriore spiegazione, a rendere manifesto il “senso” di aprole così importanti e pesanti. Maria sapeva che sposando Giuseppe, che era della casa di Davide, i figli che avrebbe avuto da lui sarebbero stati discendenti di Davide, ma certo non sarebbero diventati re… Con la sua domanda, “provoca” l’angelo a rivelare qualcosa di ancora più sorprendente. Certo l’antichità classica greca, ma anche la mitologia egizia, raccontano di divinità che si univano a donne mortali generando dei figli: eroi, semidei… Ma anche per un pubblico abituato a queste cose, le parole dell’angelo suonano di assoluta novità. Anzitutto, l’angelo ci dice che il Salvatore, il re che ci guida alla giustizia e alla pace non viene da noi, non possiamo costruirlo o “produrlo” noi. E’ e rimane un dono libero dell’amore di Dio per l’uomo. Gesù, dunque, è puro dono di Dio, non provocato da alcuna azione umana: è Dio che prende, mosso solo dal suo amore, l’iniziativa di abitare tra noi, di prendere forma di servo per guidarci alla vita piena che ha pensato per noi. Inoltre, l’angelo aggiunge che Gesù non sarà un semidio (come ad esempio Achille, Ercole…) ma è Dio stesso, il Figlio. In Gesù l’uomo può così, finalmente, conoscere il volto di Dio, il suo cuore e quindi conoscere anche di cosa, lui che ne è immagine, può fare e cosa sia vivere da figlio di Dio. L’angelo ci annuncia, detto in modo sintetico, che Dio è come Gesù. E se l’uomo è creato a immagine di Dio, allora in Gesù, l’uomo vede il suo originale: anche lui può vivere, amare, toccare, ascoltare, guardare e parlare come Lui, almeno un po’.

Sapendo quello che avrebbe annunciato a Maria e a noi, l’angelo ci invita da subito a gioire, ad essere lieti. Dicendoci poi le ragioni, che Dio è con noi e viene tra noi in Gesù come nostro fratello e guida, dà consistenza al suo invito. Forse per noi però non è così scontato: la nascita di un bambino così, l’abitare tra noi di Gesù, il suo proporsi come Re, il suo mostrarci chi sia l’uomo creato da Dio e chi sia il Dio che lo ha creato, è motivo di gioia oggi per noi? Sentiamo tutto questo come qualcosa che ci dà gioia perché ci aiuta a vivere, dà un senso e offre criteri buono e promettenti di interpretazione della vita e un solido fondamento per una convivenza che sia fonte di bene per tutti e ciascuno?
La gioia del Natale è tutta in questo bambino e nella sua nascita. E’ la gioia di chi cerca un “re”, ossia una “persona” (un amore) che possa unificare e sostenere tutto della vita: se lo sto cercando, se l’ho trovato e voglio continuare a rinsaldare questo amore perché sempre più plasmi la mia vita, allora comprenderò la gioia del Natale. Se non è così la gioia profonda che Dio offre, rimarrà un effimero sentimento, certamente passeggero e ininfluente nella vita, o forse anche fuori luogo visto il tempo e la situazione.

19 dicembre 2021

Sesta domenica di Avvento

Domenica dell’Incarnazione

Dal Vangelo di Luca
(1, 26-38a)

L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...