Il bue e l’asinello: l’umanità che riconosce il suo Signore e cerca in Lui il cibo vero

Oltre ad angeli, pastori, Giuseppe e Maria, nel presepe troviamo altri due “personaggi” che attirano la simpatia di tutti, in particolare dei più piccoli. E sono quelli più vicini a Gesù Bambino. Lo riscaldano con il loro fiato e lo contemplano coni loro grandi occhi. Fin nelle tradizioni più antiche fanno parte del Natale: stiamo parlando dell’asino e del bue.

Perché questi due animali sono sempre presenti? Possiamo dire che siano entrati nel presepe a partire da un testo del profeta Isaia che dice così: “Il bue conosce il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone, ma Israele non cnosce e il mio popolo non comprende” (1,3).
I padri della Chiesa interpretarono queste parole nel senso che questi due animali presso la mangiatoia prefigurano la Chiesa, composta da ebrei e pagani, che riconosce il suo Signore nel bambino del presepe. Gli animali rappresentano le persone di fede e attirano l’attenzione sul significato universale di ciò che nella Notte santa di Natale accade per tutti, come dice la Lettera a Tito: “E’ apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini” (2,11).
L’immagine usata da Isaia esprime il suo “stupore”, la sua incredulità, davanti al comportamento di Israele, del fedele che, a differenza degli animali, non sa riconoscere e stare con il suo Signore! Agli occhi del profeta, il comportamento di Israele è davvero incomprensibile perché nessun bue o asino rifiuterebbe mai il cibo preparato per loro nella greppia. Come a quel tempo Israele, così noi oggi, capita che trascuriammo il “cibo” della Parola di Dio o addirittura rifiutiamo il nutrimento per l anostra vita che è lì a disposizione nella mangiatoia.
Comprendiamo quindi perché il bue e l’asino stanno accanto al bambino nella mangiatoia. Stanno lì per spingerci a decidere se riconosciamo oppure no il Signore del mondo in quel bambino.
Questi animali vorrebbero anche aprire gli occhi a noi umani, così che riconosciamo il Signore nel bambino del presepe: per questo vengono a volte raffigurati con fattezze umane e come in adorazione del bambino.
Dietro a loro si cela tutta la Chiesa, i cui occhi si aprono nella Notte santa in modo da riuscire a riconoscere il Dio eterno nel bambino nella mangiatoia.

Inoltre, nella mangiatoia preparata per il bue e l’asino i padri della chiesa hanno visto anche il modello dell’altare cristiano, sul quale c’è il pane della vita, che è Gesù Cristo stesso. Come a Natale Dio ha scelto di rivelarsi nel piccolo bambino nella mangiatoia, così anche oggi egli non segue una via diversa: si dà a noi nella forma poco appariscente dell’ostia, di un piccolo pezzo di pane. L’Eucaristia infatti è la nuova Betlemme, che tradotto significa “casa del pane”. Anche nell’Eucaristia Dio si cela e si rivela in una realtà molto piccola.
Il bue e l’asino ci invitano quindi anche a riconoscere e celebrare a Natale l’inscindibile legame tra la Betlemme storica, dove è nato il Figlio di Dio, e la Betlemmeeucaristica, dove noi riceviam oil pane della vita.

Nell’evento del Natale diventa sperimentabile che siamo dinanzi non a un “cosa” ma a un “chi”, cioè a persone concrete: la fede cristiana è una relazione viva con quel Dio che a Natale mostra il suo volto di uomo. Il cardinal Koch ci guida ad accostare il Natale assumendo la prospettiva dei suoi attori principali. Ci sollecita così a non essere spettatori e nemmeno semplici comparse, ma a vivere in prima persona l’evento narrato, nella sua attualità, e a passare così all’azione.

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