Poiché Dio è apparso nella notte più profonda

La Notte, i pastori e gli angeli

Entrando nella festa del Natale, ci imbattiamo per prima cosa nel fatto che Gesù Cristo sia venuto al mondo di notte. Natale e notte sono strettamente uniti.
La notte è un simbolo primitivo dell’oscurità della vita umana e della storia del mondo. Notte significa paura e bisogno; notte significa povertà e assurdità; notte infine significa sofferenza e morte.
La celebrazione della Notte di Natale non esige niente di meno che noi affrontiamo la notte: la notte della nostra vita, la notte nel mondo attuale e la notte anche nella Chiesa di oggi. Noi cristiani, si spera, non siamo persone che creano la notte con i loro discorsi. Ma speriamo anche di non essere persone che evitano la notte e la reprimono. Noi preferiamo invece affrontare la notte ed esporci ad essa. Sappiamo bene infatti che se reprimessimo la notte dalla nostra vita, la Notte santa di Natale sarebbe solo una frase vuota.
La promessa che ci viene data nella Notte santa di Natale dice che nelle notti della nostra vita è sorta una luce che illumina le tenebre. Questa luce si è completamente irradiata dalla mangiatoia di Betlemme in quel bambino in cui Dio stesso è diventato uomo. In questo bambino è brillata per noi una luce nella notte fonda delle nostre vite e nelle tenebre della storia, la luce per antonomasia. Solo questa promessa trasforma realmente la Notte di Natale nella Notte santa. Solo ora risplende la ragione più profonda per cui a noi cristiani piace la notte e siamo addirittura innamorati della notte.
A noi cristiani è stata donata la fede che il Figlio di Dio è venuto al mondo nella notte della vita della nostra umanità e si dona a noi come luce della nostra vita. Egli ci ha cercati e visitati nella notte oscura per condividere la notte con noi e portare la sua luce nella nostra notte. Questo è il bel mistero della Notte santa di Natale: poiché Dio è apparso nella notte più fonda, la notte della nostra vita umana non può più essere triste e infinita.

Per immergerci nel mistero della Notte santa di Natale e poterci sentire a casa nostra in questo mistero, concentriamoci ora sulle persone che appaiono in questa notte e che svolgono un ruolo centrale:
– I pastori: avevano un duro lavoro da fare. Il loro compito non consisteva solo nel pascolare le pecore, ma anche nel proteggerle dai lupi feroci che le potevano sbranare. I pastori sono quindi persone che sanno intonare una canzone sullo stato del nostro mondo: “I pastori comprendon se stessi in un mondo feroce. Sanno valutare cosa significa: pace sulla terra. Nessun lupo sbranerà più le pecore”. I pastori ci aiutano così a comprendere che nella Notte santa di Natale il nostro mondo appare così come è. Un mondo che cerca pace ed è così ben disposto ad acoglierla.
I pastori, inoltre, erano dei senzatetto ed erano poveri. Rappresentavano i poveri nel popolo di Israele e i poveri in generale. Dio ha una preferenza speciale per loro: eccoli dunque come primi destinatari della promessa che la notte non è infinita.
Infine, i pastori erano uomini vigili soprattutto nel senso di un cuore vigile, reattivo alla presenza di Dio e alla sua azione nel mondo.E’ soprattutto un cuore desideroso di accogliere Dio che permette di riconoscerlo nel Bmabino deposto nella mangiatoia. Ciò che li fa muovere, dopo aver ascoltato il messaggio degli angeli, sarà stata forse anche umana curiosità, ma soprattutto è la gioia di un cuore vigile e che trova finalmente nel Bambino il comimento della sua attesa: il messaggio che si è avverata la loro speranza non tollera rinvii.
Nella Notte santa del Natale, noi siamo chiamati ad identificarci con i pastori. Anche noi oggi possiamo ascoltare la buona notizia degli angeli solamente nell’atteggiamento di una sensibile vigilanza del cuore. I pastori ci insegnano che anche nella nostra vita solo una fretta è veramente meritevole e necessaria, quella che riguarda Dio e la sua salvezza; ci insegnano che Dio deveavere la prima e assoluta priorità anche nella nostra vita.
– Gli angeli: il messaggio degli angeli annuncia lo “doppia risoluzione” di Dio a Natale: la nascita di Gesù, il Salvatore, è gloria per Dio nel più alto dei cieli, e per gli uomini è pace sulla terra. E’ importante osservare questa sequenza: la pace tra gli uomini sulla terra dipenda dalla gloria di Dio nel più alto dei cieli. Dove non è onorato Dio, non può prosperare la pace tra gli uomini. Il Natale si regge solamente su questa “doppia risoluzione” della glori di Dio e della pace degli uomini. Natale è la festa della pace solamente se ascoltiamo il messaggio degli angeli e traduciamo questo messaggio nella vita.

Nell’evento del Natale diventa sperimentabile che siamo dinanzi non a un “cosa” ma a un “chi”, cioè a persone concrete: la fede cristiana è una relazione viva con quel Dio che a Natale mostra il suo volto di uomo. Il cardinal Koch ci guida ad accostare il Natale assumendo la prospettiva dei suoi attori principali. Ci sollecita così a non essere spettatori e nemmeno semplici comparse, ma a vivere in prima persona l’evento narrato, nella sua attualità, e a passare così all’azione.

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