Accorrevano da tutta la regione

Accostando l’inizio del Vangelo di Marco in questa seconda domenica di Avvento che porta come titolo “i figli del Regno”, facciamo emergere da questo testo tre elementi.

C’è anzitutto un “vangelo” un annuncio di bene, che porta la benedizione di Dio e infonde gioia e speranza. Interpretiamo l’espressione “vangelo di Gesù” come “vangelo CHE è Gesù”. Questo significa che l’annuncio che porta gioia, diffonde pace e crea un mondo nuovo è la persona di Gesù, che è riconosciuto come Salvatore atteso, modello ed esempio – vero uomo – e Dio tra noi – vero Dio. S. Paolo, nel brano scelto come seconda lettura per questa domenica, si gloria di poter aver avuto il privilegio di portare questo annuncio alle genti. Riconosce in Gesù il tesoro della sua vita, quella Parola che non può trattenere, ma deve portare a tutti perché è il vero annuncio di Vita che l’umanità attende. Siamo così invitati a domandarci: Gesù e la sua umanità sono per me Vangelo, sono quella Parola di benedizione che mi sostiene e mi guida a divenatre sempre di più uomo in senso pieno, ossia “adulto”, capace di prendersi cura della gioia degli altri?

Troviamo poi i “figli del Regno”: coloro che accorrono (a Giovanni e poi a Gesù) per farsi battezzare, coloro che si “convertono” ed esprimono con la scelta del Battesimo il loro desiderio di trovare un Salvatore, una guida per le loro vite che si erano disperse. Non sappiamo molto di loro, ma sappiamo che “corrono” e che sono di regioni e culture diverse. Il loro correreverso Giovanni e poi verso Gesù dice almeno due cose: hanno nel cuore un desiderio che li spinge non a girare in tondo ma ad andare con decisione verso colui che ritengono in grado di rispondere e realizzare il loro desiderio. Un desiderio che è di “vita”: di vita buona, di vita piena, consolata, in armonia e nella pace. Questo loro accorrere si connota anche come conversione. Conversione è dare una direzione nuova al proprio vivere: la loro direzione nuova è quella verso Gesù. Inoltre, il loro provenire da luoghi geografici e culturali diversi annuncia che in Gesù trova risposta il cuore di ogni uomo, che Gesù ha un messaggio che è insieme annuncio buono per ciascuno e per tutti, Gesù è presentato da loro come Salvatore universale. Inserendoci anche noi tra i figli del Regno, possiamo affidare al Signore quei gridi, quelle fatiche e quei desideri che abitano il nostro cuore e cercano qualcuno che possa dare loro forse non tanto delle “risposte”, ma un amore che dà luce e calore e così dà senso e pienezza al quotidiano.

Infine abbiamo Giovanni il Battista. Le sue parole mettono in chiaro che chi accorre a lui non troverà in lui la risposta definitiva alla sua domanda di vita, ma solo un “dito indicatore” che mostrerà in Gesù il solo che può dare compimento alla sete di vita e di amore del cuore umano. Il suo vestire, tra i vari messaggi, offre una indicazione su come Giovanni abbia potuto riconoscere in Gesù il Messia atteso. L’indicazione ci viene dal suo cibo: miele, che rinvia alla dolcezza della Parola di Dio, della bontà della via che essa indica e cavallette. Cavallette che secondo una tradizione antica combattono e vincono il serpente: sono anch’esse simbolo della Parola e della forza di Dio che vince il male e sostiene nella lotta contro di esso. Cibandosi della Parola di Dio e facendo del suo rapporto con Dio il nutrimento che gli dona forza, Giovanni è profeta (il suo abito che richiama quello di Elia che impersona tutti i profeti di Israele), ossia porta agli uomini la parola di Dio, anzi, lui si fa voce della Parola che ora è in mezzo a noi nella carne di Gesù.
Come Giovanni riconosce e indica a noi Gesù come salvatore e ci prepara ad accoglierlo invitandoci a riorientarci a lui dalle strade disperse su cui camminiamo, così anche noi siamo chiamati ad essere profeti l’uno per l’altro, a richiamarci che solo in Gesù troviamo quella vita che cerchiamo. Possiamo anche noi essere profeti se ci lasciamo nutrire dalla Parola di Dio e lasciamo che il suo Corpo dato sia il cibo che ci sostiene nella lotta contro il Male che blocca e svilisce la nostra bellezza e dignità di figli di Dio.

Questa domenica ci dice che tanti sono coloro che corrono verso una vita da figli che si compie trovando e scegliendo di immergersi nella vita di Gesù e nel suo amore. A noi la gioia e la responsabilità di indicare in Gesù l’amore che risponde alla loro sete. Una risposta non data con argomentazioni stringenti e logiche, ma con la passione di un amore e di una vita vissuti nella fede in Lui, mostrando anche nella nostra fragilità che solo in Lui c’è pace e salvezza per tutti.

21 novembre 2021

Seconda domenica di Avvento

I figli del Regno

Dal Vangelo di Marco (1, 1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaia: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

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