Pastorale dell’incrocio: far incontrare Gesù, l’uomo della gioia e la gioia dell’uomo

Con l’aiuto delle provocanti riflessioni di don Armando Matteo, ci domandiamo come custodire oggi la missione della Chiesa: portare il Vangelo ad ogni persona, rendere ragione della speranza che è in noi perché ogni persona scopra la bellezza di essere figlio di Dio e, vevendo tutti da fratelli, possiamo collaborare alla costruzione di un mondo di pace e di giustizia, quel “Regno” che Gesù ha inaugurato con la sua Pasqua.

Dopo esserci soffermati a lungo sull’analisi della nostra società ed aver così fatto emergere la necessità di un cambio di mentalità, concludiamo il nostro percorso con questa domanda: quali i riferimeni entro cui pensare e proporre/vivere una pastorale non tanto “nuova”, ma che sappia davvero proporre Gesù Cristo come via per l’uomo anchenel nostro oggi?

La regola d’ora a cui ci riferivamo – diventa cristiano e sarai adulto – spinge gli operatori pastorali a fare in modo che chiunque si affacci sulla soglia della comunità cristiana possa incrociarsi con Gesù Cristo e con il suo Vangelo e sperimentare una forma di innamoramento con lui. E’ come se gli operatori pastorali dicessoro: siamo qui per permettere a chiunque di incrociarsi con Gesù, perché è così che si diventa cristiani.
La parrocchia è così inappellabilmentedesignata a diventare luogo di incrocio tra gli uomini e Gesù. Nello stesso tempo, la comunità cristiana è chiamata a diventare il luogo generativo di giovani che assumono la forma dell’adulto umano, che si rintraccia nell’umanità di Gesù.

Offrire la possibilità concreta di incontrarsi con Gesù permetterà a chiunque lo desideri di diventare cristiano e di diventare adulto: della duolice possibilità dunque di riconoscere e accogliere la presenza della benedizione paterna di Dio sulla propria esistenza (= diventare cristiano) e di trasformare quella stessa esistenza in occasione di benedizione per chiunque la sorte gli porrà accanto nel cammino (= diventare adulto).

Inoltre, ciò che conta nell’esperienza cristiana della trasmissione di Gesù e del suo Vangelo, è il gesto del contagiare. Quella dell’incrocio è dunque una pastorale del riflesso ed una pastorale del contagio: del riflesso e del contagio di quell’ardore e di quella passione per Gesù che possono davvero generare ardore e passione per Gesù e che pertanto devono diventare il carattere proprio di ogni operatore pastorale.

Come dunque fare il passo verso una nuova mentalità pastorale?
Fermarsi e fare un passo indietro. Fermarsi indica il prendere consapevolezza della situazione e comprendere che andare avanti come si è sempre fatto e senza interrogarsi non ha più senso, non porta frutto. Fare un passo indietro potrebbe portarli a condividere quella che è la sorpresa più inattesa dell’analisi condotta fino a qui, e cioé che la mentalità pastorale vigente non ha paradossalmente bisogno di mettere in primopiano il cuore stesso della fede cristiana: Gesù!
Raggiunta questa consapevolezza, si è pronti per fare un passo avanti. Passo avanti che esprimima con le parole di papa Francesco: Occorre avere il coraggio di fare una pastorale evangelizzatrice audace e senza timori perché l’uomo e la donna di oggi aspettano da noi, e ne hanno bisogno per la loro vita, la Buona Notizia che è Gesù e il suo Vangelo. Dobbiamo lavorare per non avere vergogna o ritrosia nell’annunciare Gesù Cristo; cercare il come…Questo è un lavoro chiave.

Il passo avanti che ci è chiesto è quello di tornare a Gesù! Se è la cura delle condizioni che permettono di diventare cristiani il centro propulsore della nuova mentalità pastorale cui sono rinviati gli operatori pastorali, un tale compito trova la sua fondamentale e fondativa forma di esecuzione nella loro volontà e desiderio di rinnovare il proprio ardore e la propria passione per Gesù, per diventare sempre più capaci di rifletterli e di contagiarne chiunque. Via privilegiata per questo sono il contatto schetto e diretto con la Scrittura perché è lì che si incontro il Volto e la Carne di Gesù. E sempre lì emergono quei tratti che fanno di Lui l’immagine perfetta dell’uomo e di Dio. Nessuno è stato più umano di Gesù perché nessuno è stato più intensamente donato alla pienezza di vita altrui: alla sua gioia. Nessuno è stato più umano di Gesù, perché nessuno è stato più adulto di Gesù. In Lui brilla per sempre la segreta bellezza che sorregge il senso della vita umana: avere cura della vita! Della gioia dela vita!

Segreto della nuova mentalità e agire pastorale che andiamo cercando, come scrive papa Francesco in Evangelii gaudium, 264 è questo: La prima motivazione per evangelizzare è l’amore di Gesù che abbiamo ricevuto, l’esperienza di essere salvati da Lui che ci spinge ad amarlo sempre di più.

E’ con queste parole che papa Francesco porta a compimento il suo appello per una Chiesa in uscita missionaria ed è con queste parole che si deve dare inizio a quel cambiamento della mentalità pastorale che possa garantire una Chiesa del futuro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...