NARRARE una storia desiderosa di salvezza

Concludiamo la “lettura” di questo testo che ci ha accompagnato in questi due mesi riflettendo sul passo di Mc 5, 25-34 conosciuto come la guarigione dell’emorroissa, della donna che da dodici anni soffriva di perdite di sangue che la rendevano impura e non le permettevano di vivere appieno il suo essere donna. Questo racconto ci presenta una storia di fede semplice, forse anche fuori dagli schemi, ma forte e determinata, ch eaiuta ad andare oltre le barriere culturali e della sfiducia. La fede dà dignità di figlia a questa donna, e così è per tutti noi.
Entrando nel racconto, Marco anzitutto ci offre una sintetica biografia della donna: una persona sofferente e tenace, in una condizione di schiavitù ed emarginazione quasi totale, ma decisa a cercare ad ogni costo salvezza. E’ figura di chi non si arrende, pur di avere vita. Nel suo cercare salvezza ha sperimentato anche molti fallimenti, ma non ha mai perso il coraggio di ritentare. Questo suo determinato e incrollabile desiderio di vita diventa seme fecondo per il Vangelo!
Dal momento in cui “ha sentito parlare di Gesù”, sceglie di muoversi verso di Lui perché “sa” che la potrà guarire. Così, arrivando da Gesù, pone un gesto che potrebbe anche rimandare alla magia, ma è soprattutto un gesto che dice una assoluta fiducia in Lui: nell’incontro personale con Lui, nel “toccarlo” ci sarà la sua salvezza. Il suo essere completamente risanata passa proprio dall’incontro, dal toccare, la persona di Gesù.

Questo in contro “tribolato” è la narrazione feconda del bisogno radicale che accompagna la storia di tante donne e uomini: cammini di fede non espressi a parole, ma consegnati furtivamente da gesti, alla ricerca di nuove opportunità di vita.

La domanda di Gesù, chi mi ha toccato, risuona così come un appello all’incontro. Il suo sguardo che gira intorno cercando la donna è un invito a che lei esca dal suo isolamento, assumendo la libertà e la responsabilità di venire allo scoperto, di dire il proprio bisogno e dare ragione alla speranza che la abita. In fondo, è un appello a dire con coraggio, senza nascondimenti, la necessità di vivere una relazione piena con sé stessa, con gli altri e con Dio.

Di fronte allo sguardo indagatore di Gesù, la donna reagisce con timore e paura. In questi suoi atteggiamenti riusciamo a cogliere le difficoltà della fede. Abbandonare le proprie sicurezze e affidarsi al mistero di qualcuno che va oltre la nostra comprensione e che ti ama e ti accoglie per ciò che sei è l’espressione di una fede matura, ma ardua. La fede, in effetti, presuppone un affidarsi che, come per ogni incontro, comporta un margine di rischio. Una volta che la donna esce allo scoperto e si affida a Gesù, la sua parola crea una relazione e dona una identità tutta nuova: non è più “una donna”, ma attraverso l’espressione e l’affidamento della fede è “una figlia”. Un nome che racconta anzitutto una relazione trasformata dall’incontro con Gesù e qualificata dalla sua parola.

Infine, questa esperienza di salvezza la coinvolge in un cammino nuovo e possibile (va’ in pace) nella benedizione di Dio e che, nel suo percorso di apertura fiduciosa, le permetterà di cogliere la possibilità di vivere in pienezza (Sii guarita dal tuo male).
In lei, in quel cammino di ricerca di una umanità bella, riconosciuto come atto di fede, c’è l’attualità di un invito, rivolto a chiunque,a fare tutto ciò che è necessario per vincere continuamente le proprie resistenze e delusioni, e ad avere il coraggio di rischiare l’incontro con Gesù Cristo, fidandosi di Lui e accettando la nuova relazione che la sua parola consegna: “figlia”.

Questo sia anche il nostro pregare estare con il Signore in questi giorni che precedono l’inizio dell’Avvento, in cui chiederemo proprio di venirci in contro, di stare con noi perché ci dono salvezza. Portiamo dunque a Lui la nostra storia, cerchiamo l’incontro con la sua persona e lasciamoci raggiungere dal suo sguardo e dalla sua parola che ci donano vita piena ricordandoci il nostro vero nome: figli. Così, potremo andare in pace e raccontare le grandi opere di Dio in noi, invitando altri alla stessa fede i nGesù, l’unico Nome in cui c’è salvezza.

Siamo invitati ad essere Chiesa in uscita.
Perché possiamo uscire ad annunciare
Gesù, Vangelo di salvezza, sostiamo su quelle “parole” essenziali da cui il Vangelo sgorga come sorgente di acqua viva.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...