Ecco il Re! Gesù, uomo “perfetto”

Con questa domenica giugiamo al termine dell’anno liturgico. Una conclusione che raccoglie e rilancia quanto ogni anno la Chiesa ci invita a celebrare per sostenere il nostro quotidiano, per nutrire il nostrio vivere la vita di Dio nel nostro pellegrinaggio terreno. Proponendoci di contemplare la Pasqua di Gesù, ci aiuta a fare memoria che tutto parte da lì, luogo dove si rivela la “regalità” e la “signoria” di Gesù. Lui è quel “re” che si è rivelato anoi, che durante l’anno abbiamo imparato a conoscere e abbiamo cercato di testimoniare. Lui è quel re che, ad ogni nuovo inizio, invochiamo e attendiamo come Colui che compie e compirà definitivamente le nostre attese e i nostri desideri di Vita.
Questa solennità, che svolge la funzione di una cerniera tra un anno e l’altro, ci propone di guardare a Gesù e invocarlo con il “titolo” di re.

Riflettiamo anzitutto sulla parola “titolo”. Dicendo che “re” è un titolo intendiamo che il concetto di regalità è capace di descrivere in modo peculiare alcuni aspetti della figura di Gesù. Ne è come un riassunto che ci aiuta a cogliere una o più caratteristiche della persona di Gesù. Dal momento che il concetto di “re” si intende(va) conosciuto e compreso da tutti, il “titolo” è un modo per annunciare e presentare a tutti (quelli che condividono la cultura dentro cui il titolo è scelto e “parla”) l’identità di Gesù così che possa parlare alla loro vita.
Entriamo allora nella pagina di Vangelo che ci viene offerta inquesta domenica proprio ricercando cosa ci annuncia della regalità di Gesù e come questa possa sostenere il nostro cammino e prepararci ad entrare in un nuovo anno da vivere da figli di Dio, camminando alla luce del Figlio primogenito (giusto per restare nel tema, anche “primogenito” funziona come titolo).

  • il re è colui che va protetto e messo al riparo da ogni pericolo perché il popolo, attraverso la sua guida, possa continuare a vivere. In questa accezione, il titolo di re funziona “al contrario”. Gesù non è il re che si preoccupa di mettere al riparo e al sicuro sé stesso, ma è colui che dona sé stesso per la vita del popolo. Fedele al suo annuncio, Gesù è colui che perdendo, ossia donando, la propria vita, la “salva”. Sarà infatti proprio attraverso la sua offerta di sé sulla Croce per amore che sarà risuscitato dal Padre, che otterrà il nome, unico, in cui c’è salvezza per tutti. Gesù re dalla Croce ci annuncia che il segreto per avere vita è quello di fare della nostra vita un dono per la vita dell’altro, quello di spenderci perché la vita dell’altro sia buona.
  • il re è colui “che non ha fatto nulla di male”: per definizione il re incarna i valori più alti del popolo, della cultura e dello stile di vita a cui egli appartiene. E’ esempio vivente di una vita giusta in ogni suo aspetto. Ecco allora la sorpresa: il giusto si lascia condannare e condivide la pena degli ingiusti! Si compie qui il completo “abbassamento” (kenosi) del Figlio di Dio che ha condiviso in tutto, tranne che nel peccato, la nostra natura. E’ il mistero di un Dio solidale con noi, che si fa trovare lì dove siamo noi per prenderci per mano e donarci la sua vita, sempre! E’ il mistero di una prossimità ed una comunione con non sono banale consolazione, ma sono una condivisione per rialzare, per ridonare dignità, per un cammino che riporta alla luce la vera identità di ogni persona, l’essere figlio amato e prezioso, capace di amare e vivere “da Dio”. Gesù, re dalla Croce, ci annuncia che il segreto della vita comune, del vivere civile (e dunque della vita dell’uomo in quanto essere sociale), è la condivisione, il con-patire, una prossimità che rialza e fa risplendere il vero nome dell’altro (tu sei il mio figlio, l’amato nel quale mi rispecchio), qualunque cosa abbia fatto, qualunque bassezza abbia raggiunto.
  • il re è colui che esercita la giustizia ed il cui giudizio è inappellabile e irrevocabile: “oggi sarai con me in Paradiso”. Al peccatore, all’uomo che si riconosce disperso e disorientato nella vita e invoca una patria, una casa dove poter vivere circondato di amore fecondo, viene detto che il re che domina dalla Croce ha nell amiserivordia il vertice della giustizia. Giudicare, per il Re dalla Croce, significa avere un cuore per il misero, avere a cuore l’impoverito, colui che si è visto rubare e portare via la pienezza di vita a causa delle proprie scelte che ora riconosce illusorie e sbagliate. A quest’uomo che si offre indifeso a Lui, i re risponde con un eterno abbraccio in cui ci si può sempre “tuffare” e trovare calore e vita. Gesù re esercita il giudizio come parola che rigenera, che reinserisce nel circuito della vita. Per lui giudicare non è mai escludere, segregare, ma sempre aprire cammini nuovo, spazi novi di gioia, fino ad aprire lo spazio della sua casa “che ha molti posti e dove tutti siamo attesti e invitati”.

I tratti che abbiamo evidenziato, proprio perché hanno a che fare con il “re”, ossia colui che incarna i valori e lo stile propri di una data cultura o gruppo umano, ci dipingono le caratteristiche che fanno di un uomo o una donna ciò che è chiamato ad essere. Guardare a Gesù e riferirsi a Lui con il titolo di re significa così vedere in Lui l’uomo “perfetto”, così come Dio lo ha creato e pensato. La “perfezione” di umanità che vediamo in Lui non è però modello da imitare (non ci potremmo mai riuscire ed il tutto risulterebbe frustrante), ma l’amore che riceviamo e che siamo chiamati a condividere l’un l’altro perché animi e dia forma al nostro vivere. La sua perfezione di amore è chiamata ad essere la sorgente alla quale attingiamo per il nostro amarci.
Fermandoci a contemplare Gesù come Re, lasciamo ci avvolgere dalla sua misericordia, sentiamo la sua prossimità che ce lo rende compagno di strada e accogliamolo nel suo donarsi a noi perché da questo suo amore nasca il nostro così che amando “come” Lui potremo essere segni di speranza mostrando come Dio è sia con noi anche oggi e ci sostiene nel rendere visibile e sperimentabile il Regno, il vivere la vita di Dio che è in noi e che Gesù, il Re, ha mostrato in tutta la sua pienezza.

7 novembre 2021

Solennità di Cristo Re

Dal Vangelo di Luca (23, 36-43)

Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto 37e dicevano: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. 38Sopra di lui c’era anche una scritta: “Costui è il re dei Giudei”.
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!”. 40L’altro invece lo rimproverava dicendo: “Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? 41Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male”. 42E disse: “Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno”. 43Gli rispose: “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...