Diventa cristiano e sarai adulto

Con l’aiuto delle provocanti riflessioni di don Armando Matteo, ci domandiamo come custodire oggi la missione della Chiesa: portare il Vangelo ad ogni persona, rendere ragione della speranza che è in noi perché ogni persona scopra la bellezza di essere figlio di Dio e, vevendo tutti da fratelli, possiamo collaborare alla costruzione di un mondo di pace e di giustizia, quel “Regno” che Gesù ha inaugurato con la sua Pasqua.

Dentro a questo nostro mondo, che per quanto ci disorienti e ci chieda di rivoluzionare la nostra azione pastorale in un contesto che è totalmente cambiato e velocemente, siamo ancora chiamati a portare l’annuncio che in Gesù Cristo troviamo quel senso, quella direzione che cerchiamo per trovare pace nella nostra vita.
Pensando a come sviluppare un nuovo impianto pastorale, la regola d’oro appare essere questa: Diventa cristiano e sarai adulto”. La nuova mentalità pastorale che stiamo ricercando, dovrà tenere questo al centro: aiutare i cuccioli d’uomo a diventare cristiani. “Qui si diventa cristiani”: dovrebbe essere questo il “cartello” appeso all’ingresso di ogni nostro ambiente, la prospettiva che anima ogni nostra proposta.

Nella nostra società che ha cancellato ogni luogo dove poter permettera agli umani di diventare “adulti”, alla Chiesa è chiesto di essere proprio questo. Un luogo dove, incontrando Gesù Cristo, si può diventare adulti nel vero senso della parola. L’adulto di cui parliamo è colui che si assume il compito e la responsabilità di mostrare in carne e sangue che la cifra dell’umano è quella della cura.
Alla Chiesa è chiesto di rispondere così ad una delle più grandi crisi della nostra società che da molti è definita come una società senza adulti.

Oggi l’adultità non è più il segno del compimento dell’umano, ma il luogo/tempo in cui sforzarsi di rimanere giovani. Facendo della giovinezza il modello dell’intera esistenza, togliendo ogni carattere pubblico e di valore allìetà della maturità, l’adulto di oggi non intende più impegnarsi nel suo compito specifico che è quello dell’incarnazione della cura quale peculiare cifra dell’essere al mondo della nostra specie.
L’adultità custodisce il segreto stesso della nostra specie. Da una parte, infatti, l’umanità dell’uomo è collegata alla sua capacità di considerare l’altro degno di attenzioni della stessa intensità se non addirittura maggiori di quelle che riserva a sé stesso. Dall’altra, ciò che più riempie di gioia il cuore dell’uomo non è il possedere qualcosa per sé, ma il poter dare gioia all’altro. La felicità propria dell’umano non è mai conquista diretta: passa, invece, attraverso la collaborazione all’altrui felicità.

Diventare adulto indica l’accesso a un tempo/luogo in cui smettere di contemplarsi allo specchio dei propri desideri e delle proprie attitudini e assestarsi in modo che le proprie attitudini diventino il più feconde possibile per il maggior numero di persone. Possiamo così definire l’adulto come colui che ha un “debito” con il mondo e che solo onorando questo “debito” troverà la strada di una reale contentezza dell’essere in vita. Tutto questo è descritto anche dalla parola “responsabilità”, che, non a caso, è attributa alla condizione adulto. L’adulto è colui che è responsabile, ossia colui che risponde ogni volta che la cura della vita chiama.
Guardando dunque la nostra società, come diversi autori hanno affermato, possiamo dire che abbiamo bisogno di adulti, abbiamo bisogno di umani che si prendano cura del modo, della società, dell’altro.

Ritorniamo così alla formula d’oro con cui abbiamo aperto: “Diventa cristiano e sarai adulto”. Essa stabilisce così unduplice obiettivo alla vita concreta delle comunità cristiane.
Il primo è quello di recuperara la propria determinata identità di luogo nel quale si diventa cristiani. Non sarà affatto impresa semplice trasfigurare gli attuali luoghi ecclesiali in luoghi in cui si diventa credente: solo all’apparenza appare cosa facile e scontata…
Il secondo obiettivo della mentalità pastorale che gli operatori pastorali sono invitati ad assumere può essere espresso con una comparazione con quanto sinora si è stimato necessario ed in parte si stima necessario quale specifico dell’evangelizzazione nei contesti occidentali: si deve cioé passare dall’idea che la Chiesa serva a dare alla luce al mondo degli adulti, all’idea che la Chiesa è chiamata dare alla luce gli adulti che servono.

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