Costringili ad entrare!

Ritroviamo ancora una volta Gesù a tavola con dei farisei. Come in molte altre occasioni, il “sospiro” di un commensale diventa occasione per Gesù per annunciare il volto del Padre e offrire ad ogni uomo la Vita che è stata preparata per tutti. Il sospiro di quel commensale racchiude forse la paura di non poter essere accolto alla tavola del Regno dei cieli, di non esserne degno e così esprime anche la sua “invidia” per i prescelti che invece avranno un posto a quella tavola a cui lui vorrebbe sedersi. Gesù riprende il suo sospiro, o grido che raccoglie il desiderio di molti con una parabola che ci offre uno sguardo anzitutto sul cuore di Dio, poi sull’umanità e sulla Chiesa:

  • Il cuore del Padre: la parabola ci presenta il Padre come colui che ha fatto molti inviti per la cena che ha preparato. Il procedere della parabola ci farà poi scoprire che gli inviti non sono solo molti, ma sono “infiniti”: c’è posto proprio per tutti a quella tavola, tutti sono invitati e desiderati, attesi. Anzi, il cuore del Padre lo spinge non solo a fare inviti, ma a chiedere ai suoi servi di condurre e costringere ad entrare alla cena. Sappiamo che il condurre ed il costringere rimandano ai legami d’amore con cui da sempre Dio attira e chiama a sé il suo popolo. Sono verbi che raccontano anzitutto del suo desiderio ardente di avere con sè tutti i suoi figli, il suo essere disponibile a fare qualunque cosa pur di rendere comprensibile per tutti quanto grande è la sua passione d’amore per ciascuno dei suoi figli. Possiamo rileggere in questo senso anche la sua “rabbia” di cui si dice nel finale. Si adira perché ama e non può rimanere indifferente al rifiuto e la sua ira si manifesta non nel distruggere il peccatore, ma nel rinnovare e rendere ancora più pressante il suo invito. Anche la nota finale “nessuno di quelli che erano stati invitai (e hanno rifiutato) gusterà la cena” è da rileggere nello stesso solco. Egli ama così tanto e così liberamente da accogliere anche il rifiuto. Un rifiuto che il giudizio renderà definitivo, ma non nella logica del castigo. Sarà piuttosto il dare definitività alla loro scelta di rifiuto: un amore così libero che accetta, che lascia liberi di stare per sempre fuori da esso, se è questo che vogliamo.
  • L’umanità: ogni uomo e ogni donna sono i destinatari dei ripetuti inviti. La parabola presenta come tre “gruppi”. Ci sono gli eletti, gli invitati “della prima ora”. Potremmo interpretare questo primo gruppo come l’Israele di Dio, il popolo primigenio nell’Alleanza. A loro è stata inzitutto offerta la Legge che permette di vivere in Alleanza con Dio, di sedersi al suo banchetto. Tra questi eletti però si trovano alcuni che “hanno altri impegni, cose più importanti da fare”. Sono coloro che non sentono bisogno di salvezza, coloro che sono già sazi e si sentono già a posto. Non hanno bisogno di un Salvatore, non hanno bisogno della cena preparata da Dio perché hanno già ciò che li sazia. C’è poi un secondo gruppo: i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi. Sono i destinatari privilegiati dell’annuncio fatto da Gesù: a loro, affamati di vita, umanità che si ritrova sfigurata e senza dignità è offerta nuova vita, è offerto il cibo che rende nuovi e dona la vita dei figli di Dio. Poi ci sono quelli lungo le siepi e le strade: in quest’ultimo “gruppo” possiamo vedere i “lontani e i pagani” coloro che erano separati e fuori dalla promessa, e che ora ricevono lo stesso invito, sentono la ciamata a diventare un solo popolo insieme al popolo eletto e ai poveri affamati di vita. Nessuno dunque può sentirsi escluso dall’offerta di vita e salvezza, dall’amore di Dio! A quella mensa c’è davvero un posto per ciacuno e per tutti. E a quella mensa, riconciliati tutti in Cristo, siamo veramente un solo popolo di fratelli e sorelle.
  • La Chiesa: dietro alla figura dei servi inviati a condurre e costringere possiamo vedere la Chiesa e la sua missione. Ai discepoli è chiesto di accompagnare a Gesù, camminare insieme a tutti i popoli per sedersi tutti insieme al banchetto del Regno. Alla Chiesa è chiesto di “costringere”, ossia di annunciare con un cuore pieno di passione e gioia il Vangelo ad ogni creatura e così far sentire quanto è amata e desiderata, quanto Dio voglia attirare a sé ciascuno e fare di tutti un popolo nuovo.

Ascoltando questa parabola che abbiamo sviluppato nei suoi protagonisti, lasciamoci coinvolgere e nella nostra pregiera proviamo a collocarci nei diversi “gruppi”: certo destinatari dell’annuncio riflettiamo sul nostro accogliere l’invito a corrispondere all’amore di Dio, sul nostro essere già sazi e quindi non bisognosi di salvezza e di parole che ci donino vita piena… Collochiamoci però anche tra i servi inviati riflettendo su quanto la nostra gioia di essere cristiani sia contagiosa e diventi invito agli altri perché anche loro si siedano al banchetto di Dio. Proviamo anche a riflettere sul nostro accompagnare a Gesù, sul nostro proporre cammini e percorrerli insieme perché ad ogni cuoregiunga la passione d’amore che il Padre ha per loro. Infine, preghiamo perché anche il nostro amare sia tanto pieno di ardore e passione per il bene dell’altro, quanto libero e capace di lasciare che l’altro risponda veramente per amore e liberamente. Domandiamo un amore che non seduce, ma che provoca e suscita una adesione libera e lieta al Vangelo da vivere uniti con tutti i fratelli e le sorelle.

31 ottobre 2021

II domenica dopo la Dedicazione/B

Dal Vangelo di Luca (14, 15-24)

Uno dei commensali, avendo udito questo, gli disse: “Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!”. 16Gli rispose: “Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. 17All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. 18Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. 19Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. 20Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. 21Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. 22Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. 23Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. 24Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena””.

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