ANNUNCIARE un’esperienza di misericordia

Questa settimana ci accompagna un non facile episodio del Vangelo raccontato in Mc 5, 1-20. Gesù attraversa il mare di Tiberiade e giunge in territorio pagano dove incontra, tra le tombe un indemoniato posseduto da un a”legione” di spiriti che ne hanno totalmente sconvolto la vita costringendolo a vivire una non-vita in un contesto di disperazione e paure che hanno finito per isolarlo da tutti. Gesù lo giarirà dialogando con lui e, infine, lo invierà ad annunciare la misericordia che ha sperimentato. Ci soffermiamo su alcuni elementi di questo denso brano:

  • l’uomo indemoniato: esprime la realtà apparentemente indomabile delle paure che tante volte ci impediscono di aprirci alla piena espressione della vita e di far trovare accoglienza, anzitutto in noi stessi, agli stessi nostri limiti e fragilità. E’ l’esperienza della chiusura in noi stessi nel momento in cui viene meno la fiducia nella vita, e non riusciamo a pensare che anche i nostri limiti possono essere motivo di incontro, di dialogo, di condivisione;
  • Gesù, che esce verso tutti, va in territorio pagano, provoca a sua volta altre uscite: quella dell’indemoniato dalle tombe, dello spirito impuro dall’uomo, della gente che vuole capire l’accaduto.
  • La “guarigione”: accade anzitutto in un contesto di profondo e vero ascolto. Gesù si prende del tempo per dialogare con l’uomo e lo spirito impuro in lui. Ascolta senza fretta e con tutta la sua attenzione il grido che esce da quell’uomo. Gesù incarna quella disponibilità a dare tempo e ascolto vero così da riconoscere, tra le molte cose che l’altro racconta, quali sono i problemi, le speranze e le disperazioni che abitano il suo cuore. L’ascolto si conclude con una parola forte, il comando “esci!”.E’ una parola che mira aricreare armonia, a riportare in luce quella benedizione e bontà che Dio ha scritto anche nel cuore di quell’uomo e che era stato coperto e reso irraggiungibile dallo spirito del male. Al comando segue una domanda: qual è il tuo nome? Gesù invita quest’uomo a ritrovare il suo vero nome, la sua identità e la sua dignità. In questo modo, l’incontro cn il Signore aiuta lui e noi a riappropriarci del nostro vero nome, di ricollocare la nostra storia, per quanto ferita, dentro una rinnovata dignità. In questo modo, Gesù riabilita l’umano in lui. E questo è l’obiettivo del Vangelo: restituirci il nostro vero nome e la nostra piena umanità di figli di Dio.

L’episodio si conclude poi con la richiesta di quest’uomo, che ha ritrovato la sua pace e la sua dignità, di proseguire il cammino con Gesù. Al suo desiderio di rimanere con Colui che gli ha ridonato vita piena, corrispondo non il rifiuto di Gesù, ma un invio perché la sua storia potesse diventare sorgente di vita per altri, annuncio dell’amore di Dio, della sua misericordia.
Gesù non vuole legare a sè, non cerca proseliti, e così invia quest’uomo come “missionario”. Il suo annuncio sarà la sua stessa vita sanata: in lui tutti potranno vedere e riconoscere l’opera di Dio, la sua forza e la sua efficacia. Gesù rimanda quest’uomo alla sua quotidianità, lo invita a rientare nella normalità della sua vita. Sarà però un rientrare nuovo, che avviene attraverso l’esperienza dell’essere stato sanato, dell’aver scoperto lo sguardo di amore di Dio su di lui. Segnato da questa espeirenza, la sua quotidianità sarà nuovo, porterà l’annuncio di una vita nuova possibile e che non conduce a scelte straordinarie, ma che dona un modo tutto nuovo di vivere le cose di tutti i giorni.
L’amore di Gesù per quest’uomo è consistito nel vedere in lui la potenzialità di bene e di amore che Dio aveva messo anche in lui. Gesù non vede quest’uomo solamente come egli è, ma anche come lui potrebbe essere. In questo modo apre per lui la possibilità di essere diverso, nuovo, di accedere e vivere quell’identita più vera che è il nostro essere figli amati di Dio e fratelli tra noi.

Questo amore che sa scorgere come l’altro potrebbe essere diventa misericordia di fronte alla fragilità. Misericordia è avere il cuore per il misero, farsi vicini a lui per rialzarlo, per ridonare vita e dignità. Tutta la vita di Gesù è stata un incarnare il cuore di Dio che da sempre si fa vicino al cuore del misero, scende a liberarlo e a restaurare in lui pienezza di vita. Lo sguardo di misericordia non è quello di chi prova pietà, ma è quello di colui che scorge nella fragilità dell’altro il suo desiderio di nuova vita e, riconoscendone il “nome” e la dignità, lo accompagna ad uscire dalla sua situazione di emarginazione, di vita bloccata da paure e giudizi, per ritrovare la sua vera vita.

Questa settimana permettiamo a Gesù di rivolgere a noi il suo sguardo di misericordia. Lasciamo che si intrattenga a dialogare con noi, ad ascoltare il nostro grido, il nostro desiderio di vita. Ascoltiamo poi il suo invito ad “uscire” verso di Lui, a lasciarci condurre per mano dal suo amore che fa risplendere in noi il nostro vero nome di figli amati e benedetti. L’esperienza di questa misericordia sentita su di noi possa poi trasformare la nostra quotidianità e rendere la nostra stessa vita annuncio della potenza di Vita che il Vangelo porta con sé e vuole donare ad ogni donna e ad ogni uomo.

Siamo invitati ad essere Chiesa in uscita.
Perché possiamo uscire ad annunciare
Gesù, Vangelo di salvezza, sostiamo su quelle “parole” essenziali da cui il Vangelo sgorga come sorgente di acqua viva.

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