Gesù, Tempio del Padre, pietra angolare del Tempio di Dio che siamo noi se viviamo in comunione con Lui

In questa domenica rinnoviamo il legame con la “chiesa madre” della nostra Diocesi, il Duomo di Milano. La “dedicazione” di un edificio al culto ci ricorda e rende visibile la presenza di Dio tra noi, il suo popolo, nel cuore delle nostre vite e della vita civile, sociale.
Il Vangelo ci porta a fare un collegamento con la festa ebraica della “dedicazione” del Tempio di Gerusalemme. Senza entrare nei dettagli, possiamo dire che un “tempio” differisce in maniera radicale da una chiesa. Mentre la chiesa-edificio può essere costruita in qualunque luogo dove si trovi una chiesa-popolo, il tempio viene edificato solo laddove si riconosce la presenza del divino: una altura, una sorgente, un luogo che evoca mistero… Il tempio sorge su un luogo che è già sacro e la sua funzione è di indicare a tutti la presenza di Dio in quel luogo. Il tempio diventa così il luogo dove l’uomo può passeggiare insieme con Dio, lo può incontrare perché Lui si trova già lì.
Il dialogo tra i Giudei e Gesù avviene “in inverno” e verte proprio sul “tempio” nel suo significato più profondo, ossia essere luogo delle presenza di Dio.
L’inverno di cui parla Giovanni non è tanto la stagione metereologica, anche se davvero la festa della dedicazione cadeva nei mesi invernali. E’ inverno nella relazione tra Giudei e Gesù: il loro rapporto è teso, si è ormai agli scontri finali e arrivano così al cuore della questione che è l’identità di Gesù e il conseguente credere o non credere in Lui.
Dopo aver ricordato di essersi già rivelato come il Cristo attraverso le sue opere e ripreso il tema immediatamente precedente, il buon pastore che conosce le pecore e dà la vita per loro, Gesù risponde alla domanda sulla sua identità: “Io e il Padre siamo una cosa sola”
Utilizzando il linguaggio della festa che fa da cornice all’episodio, possiamo dire che, con questa conclusione su di sè, Gesù afferma il suo essere il tempio perfetto di Dio che non solo indica la presenza di Dio, ma è Dio stesso. In un altro passo Gesù si identifica nel Tempio affermando che potranno distruggere il tempio e lui lo ricostruirà in tre giorni (chiara allusione pasquale).
La festa di oggi ci porta a sostare su Gesùche dice di sè di essere una cosa sola con il Padre, di essere Dio! Ancora una volta stiamo davanti allo scandalo del cristianesimo: tu che sei solo un uomo ti fai Dio!!! Noi cristiani diamo credito alla “pretesa” di Gesù e crediamo che Dio, che nessuno ha mai visto, è come Gesù, i Figlio che dal cielo è disceso, l’unico che ha visto il Padre e che lo manifesta così come Egli è, nella verità.

“Dio è come Gesù”: lasciamoci sorprendere e guidare da questa “scandalosa” verità della nostra fede. Sì, lasciamo che si dispieghi in tutta la sua potenza: cosa pensa Dio? Quello che pensa Gesù! Come si comporta Dio con i peccatori? Come si è comportato Gesù! Come sta Dio di fronte alla sofferenza? Come lo è stato Gesù! Proviamo a leggere tutti gli episodi della Galilea dal punto di vista di questa espressione, andiamo a scoprire come l’uomo Gesù sia il Figlio che rivela il volto del Padre. Lasciamoci condurre in questo esercizio com epecore che ascoltano e seguono il Pastore bello, bello perché Dio stesso, vero pastore.

In secondo luogo, portando il tema del Tempio nella Chiesa, ci riscopriamo, grazie alla nostra incorporazione in Cristo attraverso il Battesimo, noi stessi come tempio di Dio. Attraverso la successione apostolica e il legame con il vescovo diocesano, espresso anche dalla dedicazione della chiesa “madre” di tutte le comuntà della nostra diocesi, le pietre vive che siamo noi, poggiamo sulla pietra angolare, che è Gesù, il Cristo. Se vogliamo essere Tempio di Dio, segno oggi della sua presenza, non possiamo che restare uniti, attaccati, a Lui, pietra angolare. Prima che soffermarci sul nostro essere segno del Regno, possiamo sostare in preghiera contemplando la Chiesa, la comunità dei discepoli, corpo che ha il suo Capo in Cristo. Oggi, consapevoli anche “dell’inverno” che la Chiesa vive, domandiamo un vero radicamento in Cristo perché noi, comunità convocata dal Signore, possiamo essere piccolo seme che indica in Gesù il volto del Padre, che rende visibile un raggio del Suo amore e invita ogni uomo e ogni donna ad accogliere la pretesa di Gesù, io e il Padre siamo una cosa sola, lasciandosi così accogliere dalle loro mani che ci proteggono, custodiscono e donano vita eterna, vita che vince ogni male e il Male.

17 ottobre 2021

Dedicazione della Chiesa cattedrale

Dal Vangelo di Giovanni (10, 22-30)

Ricorreva allora a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: “Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”. Gesù rispose loro: “Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre.
Io e il Padre siamo una cosa sola”.

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