Cambiamento di epoca: ma di cosa si parla?

Con l’aiuto delle provocanti riflessioni di don Armando Matteo, ci domandiamo come custodire oggi la missione della Chiesa: portare il Vangelo ad ogni persona, rendere ragione della speranza che è in noi perché ogni persona scopra la bellezza di essere figlio di Dio e, vevendo tutti da fratelli, possiamo collaborare alla costruzione di un mondo di pace e di giustizia, quel “Regno” che Gesù ha inaugurato con la sua Pasqua.

Abbiamo detto finora, e lo abbiamo ascoltato da tanti, che vivam oin mezzo a tanti cambiamenti, addirittura che siamo in un cambio di epoca. E’ arrivato il momento di dare un nemo ed un contenuto a queste affermazioni. Che cosa sta cambiando o è cambiato?
Possiamo partire da una constatazione: l’essere al mondo degli occidentali, a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, è qualitativamente differente rispetto a quello di coloro che li hanno preceduti nell’avventura della vita sul nostro pianeta. Possiamo dire che la differenza tra noi e i nostri nonni non è tanto l’uso del cellulare, la possibilità di viaggiare facilmente e a basso costo… Questi sono simboli che indicano comesia cambiato il modo di vivere le esperienze elementari e fondamentali del vivere. E’ l’amare, il vestirsi, il viaggiare, il dormire, il prendersi cura del proprio corpo e della propria psiche, il lavorare, il progettare, il prendere cibo, il fare vacanza, il pensare al carattere fragile e mortale dell’umano ad aver assunto caratteristiche completamente diverse rispetto al passato. Possiamo evidenziare il cambiamento d’epoca in questi temi:

  • Non abbiamo più bisogno di Dio. O meglio, non abbiamo più bisogno del pensiero di Dio per dare risposte sull’origine, consistenza e destinazione delle cose del mondo. Ancora, oggi la terra non viene più percipita, almeno dall’uomo medio, come una valle di lacrime da lasciare per un posto migliore, la vita eterna, ma è diventata un luogo in cui è bello stare e costruirsi la vita migliore possibile.
  • Non abbiamo più bisogno di una verità unica. Nell’ultimo secolo si è mandata in soffitta la convinzione di vivere all’ombra di una verità unica e di un’unica verità. Al suo posto è emersoil fascino della soggettività, dell’emotività, della differenza…: un fascino sostenuto dalla certezza della impossibilità di ogni fondazione e della riconduzione di alcunché a principi ultimi.
  • Non abbiamo più bisogno della natura e delle sue leggi. La tecnica non è più vista come uno strumento al servizio del miglioramento delle condizioni di vita dell’uomo, ma pone sè stessa quale suo fine ultimo e assoluto. La tecnica diventa sperimentazione potenzialmente infinita, slegata dalle leggi della natura o da qualsivoglia limite etico.
  • Non abbiamo più bisogno di destini segnati. Se fino a 70 anni fa erano chiare le tappe e i destini delle persone (in base alla famiglia in cui nasci farai certi studi, vivrai determinate esperienze, troverai un lavoro, ti sposerai, farai dei figli, avrai un preciso ruolo e posto nella società), ora non ci sono più destini segnati per nessuno. L’epoca in cui viviamo, che possiamo anche definire postmodernità, vive alla luce dell’ideale della liberalizzazione dei costumi sessuali e della necessità di una nuova immaginazione per la vita umana, fatta di libertà, di esplorazioni, di spontaneità. Di interminabile giovinezza!
  • Non abbiamo più bisogno del vincolo della legge. Nel nostro oggi si è persa la fiducia nelle istituzioni politiche, nella forza dello Stato nel garantire attraverso le leggi lìordinato svolgersi della vita civile. Questo ha portato a non riconoscere più idee o teorie cadute dal cielo che possano guidare la convivenza civile ed il suo sviluppo, ma ciò che ora conta è la proposta elettorale e la potenza di convinzione. Nacse una sorta di “cittadino privato”, che investe solo su sè stesso o al massimo su coloro che fanno parte della sua sempre più piccola tribù familiare.
  • Non abbiamo più bisogno dell’appartenenza sociale. Facciao qui riferimento all’avvento di internet che ha cambiato radicalmente il tema del comunicare. La “rivoluzione digitale” spinge a dare importanza sempre crescente alla propria immagine “social” più che a quella sociale. L’immagine social non dipende dalla capacità di relazione reale con gli altri, ma dalla capacità di utilizzare al meglio le risorse delle piattaforme di comunicazione! Grazie alla comunicazione digitale, si afferma definitivamente la vittoria del proprio io rispetto a tute le istituzioni o gerarchie che avevano finora preteso di parlare a nome di tutti e quindi anche del singolo.

Tutti questi elementi ci vogliono aiutare a descrivere e comprendere il nostro ggi. Un oggi che, per quanto ci possa disorientare, è e rimane un tempo opportuno per aiuatre gli uomini ad incrociare l’esistenza di Gesù di Nazareth in cui troviamo la via, la verità e la vita che tutti cerchiamo, anche oggi. Non siamo così invitati a rimpiangere il passato, a giudicare o condannare il presente come non siamom autorizzati a lamentarci del tempo in cui viviamo. Siamo invece sospinti dallo Spirito a trovare le nostre vie per offrire il dono del Vangelo all’uomo d’oggi, a noi stessi, come parola che promette di cmpiere i nostri desideri di vita.
Questa analisi è per spronarci a cercare le vie nuove che lo Spirito indica e costruisce perché non esiste tempo o luogo che non sia quello favorevole per vivere ed annunciare la gioia che il Vangelo offre.

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