Presenziare nello stile della gratuità

Proseguendo la nostra lettura del capitolo 4 di Marco, incontriamo questa settimana la parabola del granello di senapa, il più piccolo dei semi dell’orto che poi diventa un cespuglio importante, dove perfino gli uccelli possono fare il nido (Mc, 4,30-34).
Ci soffermiamo anzitutto sulla sproporzione tra la piccolezza del seme e l’imponenza dell’arbusto poi. In fondo, anche la vita di Gesù porta con sè questa sproporzione: una vita da “ebreo marginale”, fondatore di un minuscolo movimento tra i tanti di quell’epoca, uomo che ha avuto tutto tranne che successo e fama, ma che, come seme caduto in terra, poi è germogliato ed ora è l’unico nome in cui c’è salvezza! Il seme di senapa e la vita di Gesù affermano che proprio in modesti e apparentemente insignificanti inizi, o momenti, è contenuta una potenzialità immensa.
Guardando questo piccolo seme, ci è chiesto di maturare uno stile di fiducia. La grandezza del Regno di Dio è già tutta nella piccolezza del seme, come nella vita quasi insignificante di Gesù.
Ci viene annunciato che proprio nella piccolezza, ossia nei piccoli gesti della quotidianità c’è la pienezza della promessa e fedeltà di Dio.
Ritornano qui alla mente altri passi del Vangelo e della Scrittura che ci attestano come Dio ponga la forza della sua fedeltà in ciò che è umile e non appariscente agli occhi degli uomini.
Contemplare la grandezza di Dio racchiusa nella ferialità della vita di Gesù ci fa riscoprire il valore delle piccole cose. Valore che solo uno sguardo innamorato della vita sa cogliere. Ci viene così ricordato che ciò che è piccolo, semplice e ordinario, e spesso sottovalutato, può assumere una grande importanza e che i criteri della grandezza e dell’esteriorità non sempre sono capaci di indicare ciò che davvero conta nella vita. Ancora, se Gesù e i piccoli sono stati capaci di dire Dio, allora anche noi siamo chiamati a diventare “piccoli”, a fare spazio a Dio e agli altri nella nostra vita perché possa germogliare anche in noi il seme del Regno, dell’amore di Dio che ci rende accoglienti e ospitali. Infine, guardare a quel piccolo seme dalle potenzialità così grandi è appello a dare valore anche alla fragilità della nostra umanità. Anche nella fragilità è nascosto un tesoro e così povertà e fragilità non fanno delle persone degli scarti!

Possiamo poi guardare a questo piccolo seme pensando al nostro essere Chiesa oggi. Sempre di più la Chiesa assomiglia ad esso: sempre più piccola e anche marginale nello scorrere degli eventi del nostro mondo. Il granello di senapa ci infonde fiducia, ci invita a non aver paura di essere minoranza nel mondo , perché crediamo nella forza della Parola di Dio di realizzare ciò che promette. Se siamo così “piccoli”, allora il nostro stile di stare nel mondo, di essere presenti nelle vicende della vita degli uomini non può che essere il dialogo, il confrontarci serio e leale con il mondo in cui siamo. Ci è chiesto di riconoscere i “semi” della Parola collocati nei solchi dell’umanità costruendo ponti di incontro e alleanze educative. Accettare di essere quel piccolo seme gettato nel terreno del mondo di oggi obbliga a coltivare una scelta di fede forte, non a farci forti di una fede, ma confrontandoci con la diversità e la pluralità propria dell’universalità dell’annuncio che ci è affidato.

In questa settimana, immersi nella sproporzione tra il iccolo seme e la sua grande potenzialità, sentiamoci spinti a vivere il quotidiano, il presente come il luogo fecondo in cui il Regno incontra il mondo e lì fa germogliare l’amore di Dio.
Siamo chiamati a quella libertà e disponibilità che è propria della vocazione di ciascuno: correre il rischio dell’altro, contaminarsi, saper immedesimarsi con il terreno dell’umano che ci è dato di incontrare e dal quale siamo chiamati a lasciarci accogliere. Ci è suggerito di imparare ad aver cura del presente, a essere piccoli per fare spazio, per non diventare ostacolo all’incontro, alla conoscenza di Gesù Cristo, assumendo lo stile dell’apertura e dell’accoglienza.

Lasciandosi accogliere dal terreno, il seme germoglia e cresce. Abitando il presente come segno del Regno che si compirà tutto alla venuta del Cristo glorioso, il germoglia diventa un grande arbusto. La sua grandezza, come quella di ogni persona, non è però finalizzata a sé stessa, ma a offrire spazi, a essere artefice di vita. Il Regno di Dio offre protezione, invitandoci a essere casa per gli altri, a permettere cioè che altri possano “sentirsi a casa”, ritrovare uno spazio autenticamente umano in cui poter generare percorsi di vita.

Questa settimana chiediamo dunque occhi che sappiano cogliere la preziosità racchiusa nei gesti dell’ordinario, della quotidianità. Lasciando che in noi il seme della Parola trovi accoglienza nel terreno della nostra fragile carne, domandiamo che possiamo, almeno un po’ essere anche noi casa per altri, perché altri con noi gustino la protezione e la cura che il Padre offre a tutti i suoi figli.

Siamo invitati ad essere Chiesa in uscita.
Perché possiamo uscire ad annunciare
Gesù, Vangelo di salvezza, sostiamo su quelle “parole” essenziali da cui il Vangelo sgorga come sorgente di acqua viva.

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