Vieni anch tu nella mia vigna!

Nelle scorse domeniche abbiamo meditato pagine di Vangelo che ci raccontavano del cuore inquieto dell’uomo che è in cerca di vita vera e cerca un “maestro buono” che possa mostrare loro la via per “ereditare la vita eterna”. Ma al desiderio dell’uomo, come risponde Dio? Cosa ha Lui nel cuore, è disposto a dare all’uomo la vita che domanda?
La parabola che Gesù ci racconta questa domenica ci dà subito la risposta: il Regno dei cieli è simile ad un padrone di casa che uscì per prendere lavoratori a giornata e si mise d’accordo con loro per un denaro”.
Gesù fa riferimento non tanto a quello che noi chiameremmo “caporalato”, ma ad una economia dove non c’è stipendio mensile, ma ogni giorno gli uomini vanno in cerca di un datore di lavoro per quella giornata, al termine della quale vengono pagati così da poter provvedere alla necessità della famiglia il giorno successivo.
In questo contesto, gli uomini sulla piazza cercano qualcuno che dia loro ciò che hanno bisogno per vivere e far vivere degnamente la loro famiglia.
La parabola però mette al centro anzitutto la figura del padrone di cui sottolineiamo queste caratteristiche:

  • uscì: è ripetuto quattro volte. Ad ogni ora del giorno egli “esce”, va dove gli uomini si radunano a domandare vita e li invita a lavorare nella sua vigna. Questo suo continuo uscire ci parla del suo desiderio di invitare tutti. Ce lo conferma l’ultimo dialogo: invita anche quelli che nessuno ha scelto perché non avevano l’aria di essere buoni lavoratori, forti, affidabili… Sceglie anche loro, non vuole che la loro domanda di vita rimanga inascoltata. “Uscire” è un verbo che risuona spesso nelle parole di Papa Francesco e nei documenti della Chiesa. E’ un verbo che non ci parla immediatamente di cose da fare o di iniziative da proporre, ma del nostro cuore: abbiamo un cuore che desidera rispondere alle domande di senso e di vita dell’uomo di oggi? Abbiamo in noi il desiderio di farci carico di queste domande? L’uscire, poi, è per fare una proposta: “viene a lavorare nella mia vigna”;
  • invita a lavorare nella sua vigna: potremmo qui risentire l’eco delle parole di Gesù che inivita ad “andare e fare lo stesso”. Il padrone di casa invita a stare con lui, a seguire le sue indicazioni e di dedicarsi all’opera, alla missione che lui ha iniziato. La conclusione della parabola ci spinge a domandarci con quale spirito e con quali sentimenti si lavora nella vigna. Il dialogo finale suggerisce che alcuni hanno subito il lavorare nella vigna. Non era per loro una gioia, una vita piena e bella, ma una specie di sforzo da reggere, qualcosa di imposto che pesava su di loro. Rispondendo loro, il padrone li chiama amici, non servi! Lavorare nella vigna è allora entrare in una amicizia vera con il Signore, è gustare la sua presenza e il suo amore. Questo è allora il senso del suo uscire: vieni a stare con me, entra nel mio amore, vivi dello stesso amore e avrai in dono ciò che ti “serve” per vivere.
  • si accordò per un denaro: un denaro era il necessario per un giorno. Accogliere l’invito ad andare a lavorare nella sua vigna ogni giorno equivale ad avere quella vita che si sta cercando. Una vita che si riceve come dono: non è infatti retribuzione che segue le ore lavorate, ma dono che si riceve quando si accetta di stare con il Signore. Qui sta la sua “bontà”: è buono perché offre la Vita come dono a tutti e nessuno se la deve meritare, ma solo accogliere. Si dimostra inoltre affidabile: mantiene ciò che promette, seguire la sua parola non ci inganna e risponde veramente alle nostre attese.

Con questa parabola, Gesù ci offre uno spaccato del cuore del Padre: arde dal desiderio di avere tutti i suoi figli con sè, come suoi amici, come figli che gioiscono della sua presenza, che trovano la loro piena realizzazione nel vivere l’amore che ricevono dal Padre.

Preparandoci a celebrare questa domenica, mettiamoci anzitutto nel gruppo dei lavoratori a giornata sulla piazza. Ascoltiamo e rispondiamo all’invito del Padre di stare con Lui, di “lavorare” nella sua vigna vivendo del Suo amore. Fidiamoci e affidiamoci a Lui perché è veritiero e mantiene la promessa: la Sua Parola è Parola che dona tutto il necessario per vivere. Fare la sua volontà sia così il nostro desiderio e la nostra gioia. Non ci è chiesto infatti di obbedire a leggi e precetti così da meritarci la “paga”, ma siamo invitati ad entare in una amicizia. E chi ama, vive ogni cosa con pace e gioia, anche quando ciò che gli è chiesto non è facile. Il giogo però rimane dolce e leggero perché è legame d’amore.

10 ottobre 2021

VI domenica dopo il martirio di S. Giovanni Battista

Dal Vangelo di Matteo (20, 1-16)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Un pensiero su “Vieni anch tu nella mia vigna!

  1. Tante volte, di fronte all’atteggiamento di questo padrone anch’io ho sentito istintivamente quei sentimenti di ingiustizia che caratterizzano la reazione dei primi ad entrare nella vigna.
    Atteggiamento che però tende a cambiare quando, mettendomi al posto di chi ha trascorso quasi per intero la giornata ad aspettare di trovare chi si interessasse di lui, di chi gli potesse assicurare il sostentamento anche per i suoi, ho iniziato a capire la sofferenza di queste persone: sfiduciate, senza certezza di un pane, senza prospettive e, soprattutto, senza chi si prendesse a cuore la loro situazione.
    C’è allora ancora da recriminare?
    Non viene tolto nulla a me e viene assicurata una “vita” anche agli altri.

    Una seconda riflessione: il denaro è per il sostentamento di una giornata, come la manna nel deserto. Allora sono chiamato a questa scelta giorno per giorno, non tanto per chiedere, ma per apprezzare ciò che questo “padrone” (o adesso vivo questa relazione come filiale?) continua ad approntare anche per me nel segno di una relazione con tutti.

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